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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 20 maggio 2025

Ma ci sono anche le eccellenze positive. Due terzi dei detenuti sono stranieri, di 35 Paesi. E il 45% dei reclusi ha diagnosi psichiatriche gravi. Ma anche la rete di volontari e le “cliniche legali” universitarie sono da record. Il sovraffollamento, per paradosso, quasi è il meno: perché il record del 200% di presenze a San Vittore contro il 130% nazionale - cioè il doppio di detenuti (1.054) nella capienza regolamentare (702) amputata però dal 30% di posti inagibili (219) a causa di due reparti chiusi e in attesa di ristrutturazione da 19 anni - è indice quantitativo surclassato dall’”eccezionalità” qualitativa di tre parametri di San Vittore: unicità fotografata dai dati aggiornatissimi (maggio 2025) illustrati lunedì dalle tutor Candida Mistrorigo e Cecilia Pasini dello “Sportello della Clinica legale” dell’Università degli Studi, animata da due anni dalla professoressa Angela Della Bella e dall’avvocato Paolo Oddi.

Il primo è che stranieri (di 35 Paesi) sono due terzi dei detenuti, contro la media nazionale di un terzo: di essi l’80% irregolari, e per un terzo giovanissimi ex minori non accompagnati, in un attimo infilatisi nel tunnel autocriminogeno della trafila strada/ piccolo reato/ arresto/ condanna/ conseguenza sullo status amministrativo/ espulsione teorica/ Cpr/ di nuovo in strada/ di nuovo reato/ di nuovo condanna, e si ricomincia.

La seconda eccezionalità sono i tossicodipendenti: 60%, doppio della media nazionale. Facile, a parole, dire che debbano essere curati in strutture terapeutiche: il Sert non li prende in carico se non hanno almeno la fotocopia di un documento, e quasi nessuno ce l’ha. Così sono gli studenti della “Clinica legale” in Statale, come di quella in Bocconi coordinata dalla professoressa Melissa Miedico, o come le poco note ma molto preziose “cerniere” tra carcere e territorio incarnate dagli “agenti di rete” quali Agnese Elli, a fare salti mortali per risalire a un pezzo di carta recuperabile nei racconti tanto emotivi quanto accidentati degli stranieri: per i quali è quindi preziosa la mediazione linguistica-culturale degli studenti tirocinanti di Marco Aurelio Golfetto, visto che persino per i difensori (testimonia l’avvocata Paola Ponte) è arduo trovare interpreti disponibili a gratuito patrocinio. 

Il terzo record è il 45% di detenuti con diagnosi psichiatriche gravi: 7 volte la media nazionale, con risposte sanitarie della Regione ancor meno efficaci che sui tossicodipendenti. Eppure da questa che Oddi e il Garante comunale dei detenuti Francesco Maisto battezzano “una Torre di Babele nel centro di Milano”, polveriera che miracolosamente non salta per aria ogni giorno grazie all’ammortizzazione di cui la direttrice Elisabetta Palù e la comandante Michela Morello dei 544 agenti (111 sotto organico) raccontano i risvolti quotidiani, nessun detenuto vuole essere trasferito: perché c’è una eccezionalità di San Vittore pure nella rete di volontari (ben 900 gli autorizzati), tra cui appunto “cliniche legali” come quella della Statale narrata dal video-racconto dei reporter del master di giornalismo Francesca Menna e Martino Fiumi. 

Una mattina alla settimana almeno due giuristi in erba e un tutor fanno una cosa rivoluzionaria: ascoltano. Cercano cioè di comprendere le urgenze che i detenuti faticano a spiegare, se ne fanno carico, spiegano i meccanismi giuridici ignoti. Il che abbassa già l’ansia che divora un posto dove in un anno 4 detenuti si sono uccisi, 85 l’hanno tentato, e gli autolesionismi sono stati 1.216. Un posto dove al momento dell’arresto diventa un dramma per gli stranieri l’ok a una telefonata alla famiglia che la trafila di autorizzazioni può far attendere settimane: per rimediare si sta sperimentando un protocollo già alla convalida dell’arresto - spiega la gip Ezia Maccora - per una autorizzazione preventiva del giudice a che il detenuto telefoni al numero e al parente indicati dallo straniero e verificati dalla direzione del carcere. E funziona. Salvo quando dal carcere si sbatte la testa contro il mutismo dei consolati dei Paesi interpellati.