di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 4 maggio 2020
Grazie alla piattaforma "Suonate le campane" nata su impulso dell'arcivescovo Delpini ritrova voce anche la "Canzone della Nave", il reparto per la cura delle dipendenze nel carcere milanese. E all'impresa partecipano, di nuovo, anche alcuni artisti della Scala.
A volte, e in questi mesi si è visto spesso, anche solo una canzone può far molto: non risolve, ma serve a dire "ci siamo". E questa volta a far sentire la loro voce sono gli ex detenuti del reparto La Nave di San Vittore, insieme con i volontari dell'associazione Amici della Nave. Lo hanno fatto grazie all'iniziativa "Suonate le campane" con cui un altro gruppo di musicisti, a loro volta volontari del carcere milanese, ha accolto da diverso tempo l'appello della diocesi ambrosiana sull'importanza di diffondere - sempre, ma in questo periodo più che mai - messaggi di "bellezza".
Così ex detenuti e volontari hanno potuto, ciascuno da casa propria, rimettere insieme la loro Canzone della Nave composta sulle note di "Bella ciao" e cantata nelle occasioni più diverse negli ultimi anni sia dentro sia fuori dal carcere: compresa la festa per il primo compleanno di Buone Notizie nel 2018 ma anche con i volontari del coro della Scala per un concerto benefico prima del Natale scorso.
Il testo della canzone si deve a un detenuto marocchino, Yassin, che lo scrisse quando aveva diciannove anni. Non è più a San Vittore da molto tempo. Racconta del suo viaggio che lo portò a perdersi in un "mare senza uscita", quindi della Nave e dei marinai che lo salvarono, infine del suo ritrovarsi ora di nuovo come in mare: ma un mare diverso, con l'orizzonte della libertà.
I cori in realtà sono diventati due da tempo. Uno con i detenuti della Nave, il reparto che sotto la guida di Graziella Bertelli con la sua équipe dell'Asst Santi Paolo e Carlo si occupa di chi ha problemi di dipendenza; e uno con gli "ex", avviato con gli Amici della Nave, per proseguire anche fuori dal carcere un percorso di reinserimento nella società.
Entrambi attualmente fermi, come è ovvio, poiché poche cose come un coro - va da sé - configurano in questo periodo il "reato" di assembramento. È soprattutto in carcere che se ne sente la mancanza, così come di tutte le altre attività di gruppo volte al recupero e all'uso del "tempo della detenzione" in un modo che sia (ri)costruttivo e non meramente punitivo: praticamente tutte sospese da febbraio - già settimane prima che l'Italia intera si fermasse - insieme con l'ingresso dei parenti per i colloqui e dei volontari per le attività medesime. Qualcosa sta ripartendo, ma i tempi non saranno brevi.
Nell'attesa che questo avvenga è il coro esterno degli Amici della Nave a essersi rimesso insieme "a distanza". E ha potuto farlo grazie alla collaborazione e condivisione del progetto suonatelecampane.it costruito per iniziativa di Fulvio Matone, Walter Muto e Francesco Lorenzi, a loro volta parte di un ulteriore gruppo di musicisti volontari che da anni portano arte e bellezza a San Vittore e non solo.
L'idea della piattaforma era nata per raccogliere l'invito dell'arcivescovo milanese Mario Delpini, che ospitato in video sulla piattaforma stessa lo ha appena rilanciato di persona: "Far suonare le campane del bello soprattutto adesso, in questo tempo così difficile".
Loro lo stanno facendo da settimane con cadenza quotidiana, vedere il link appena citato per credere: "Ogni giorno due campane nuove - spiega Fulvio - e giusto oggi siamo arrivati a cento. Di volta in volta possono essere una musica, un brano letterario, una riflessione, con il denominatore comune di aiutarci a vedere ciò che di buono esiste sempre in ogni momento della vita, anche in quello più difficile". "E in questo la musica - aggiunge Walter, che sul fronte delle note è l'architetto della costruzione - aiuta forse più di ogni altra cosa: con il Coro della Nave abbiamo fatto diverse cose insieme e averli qui, almeno una parte dei detenuti usciti e i volontari che conosciamo da anni, è un regalo che loro hanno fatto a noi".
In sottofondo, con discrezione, senza per forza mostrarsi, anche qualche artista della Scala che dopo le esperienze già vissute insieme non ha resistito alla chiamata del volerci essere. Ciascuno da casa propria, ciascuno con la propria parte cantata (o suonata) su una traccia-base, e tutte infine rimontate insieme dal vero mago tecnico dell'intera operazione: Giovanni Assandri, maestro del digitale. E premio Nobel per la pazienza.










