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di Miriam Romano

La Repubblica, 15 dicembre 2025

A novembre le presenze sono arrivate a quasi 1.200. E ciclicamente torna l’ipotesi di un trasloco altrove. Due raggi del carcere di San Vittore sono chiusi da anni, in attesa dei lavori di ristrutturazione. Mentre il sovraffollamento ha raggiunto da tempo picchi oltre il 200 per cento. Secondo il rapporto di Antigone il tasso a novembre 2025 è arrivato addirittura al 231%: la struttura ospita, con quasi 1.200 detenuti, più del doppio delle persone rispetto alla sua capienza. Ciclicamente torna la proposta di spostare il carcere milanese. Solo poche settimane fa il sindaco Beppe Sala era tornato sulla questione proponendo di trasferire la casa circondariale fuori dal centro città. “So che ci sono delle resistenze, ma secondo me San Vittore non è un carcere dignitoso per Milano. Fino a due anni fa - aveva ribadito il sindaco - c’erano camere femminili con le turche”.

Ma un progetto per trasferire altrove i detenuti non c’è. E a occuparsene, nel caso, dovrebbe essere il ministero. Il tema del trasloco della casa circondariale spesso ritorna. Nel 2006 era stata ventilata la possibilità di costruire un nuovo carcere a Porto di Mare. Diverse sono le resistenze allo spostamento del carcere: dalla perdita del valore storico e simbolico che riveste San Vittore, a chi sostiene che il trasloco non risolva i problemi strutturali della detenzione. Chi, infine, diffida di una possibile operazione immobiliare sull’area liberata. “San Vittore - spiega Alessandro Giungi, vice presidente della sottocommissione Carceri di Palazzo Marino - è una struttura che ha un valore storico. Il problema è la mancanza di manutenzione straordinaria e ordinaria, una piaga che riguarda tutte le carceri italiane. Tutto sarebbe diverso se venisse rispettata la capienza massima e non ci fosse il sovraffollamento che c’è ora. Altro tema che andrebbe affrontato è la ristrutturazione dei due raggi chiusi da anni: se venissero riaperti, la situazione migliorerebbe. Non vengono investite risorse per le carceri: se non viene fatta manutenzione le conseguenze sono queste con il progressivo deterioramento della struttura”. Giungi denuncia anche che ormai “da ottobre le aule scolastiche sono inagibili dopo essere state danneggiate da un incendio”. E ancora, l’altro problema riguarderebbe “la continua carenza di medici e infermieri, con la conseguenza che, per i detenuti, farsi visitare è sempre molto difficile”.

Anche la posizione di San Vittore non è marginale. “Il fatto che il carcere si trovi in centro città - spiega l’avvocato Mirko Mazzali, delegato al tema carcere della Camera Penale di Milano - facilita le visite di avvocati, operatori, volontari. È un particolare non da poco. Di rilievo è anche il reparto la “Nave” della casa circondariale, che riesce a garantire progettualità e momenti di socializzazione rispetto ad altre strutture. San Vittore non è un carcere per “definitivi”, ma è una struttura che accoglie gli arrestati. Per questo c’è un grande turnover”. Anche secondo Mazzali la soluzione non può essere quella di chiudere il carcere e spostarlo fuori Milano. “La soluzione - spiega - non è chiudere San Vittore. Non solo perché è un luogo storico e simbolico. Ma anche perché basterebbe ridurre il numero di detenuti per risolvere molti problemi”.