di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 1 luglio 2025
Si è tenuto ieri all’interno del carcere di San Vittore il convegno di presentazione della legge “Sciascia-Tortora”. L’evento è stato co-organizzato dall’Ordine degli avvocati e dalla Camera penale di Milano, insieme all’Associazione Amici di Leonardo Sciascia, a ItaliaStatodidiritto, alla Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, alla Società della Ragione, e all’Unione Camere penali. Tutti promotori dell’iniziativa legislativa attualmente all’esame della Camera. Il progetto di legge, illustrato ieri da Francesca Biondi, docente dell’Università degli Studi di Milano, si propone di rinnovare profondamente la formazione della magistratura ordinaria.
Fra i punti principali si segnala l’introduzione obbligatoria dello studio del diritto penitenziario nel percorso formativo dei magistrati; l’inserimento della letteratura dedicata alla giustizia, ai diritti fondamentali e alle derive dello Stato di diritto, “per una riflessione culturale e civile sul ruolo del giudice”; la previsione di un tirocinio obbligatorio di 15 giorni in carcere, comprensivo di pernottamento, “per una reale comprensione della condizione detentiva e dell’impatto delle decisioni giudiziarie”. “Questo progetto di legge pone al centro della formazione del magistrato la consapevolezza umana e culturale del proprio ruolo”, ha esordito La Lumia. “Piero Calamandrei a proposito del carcere scriveva che “bisogna vedere, bisogna starci per rendersene conto” e Leonardo Sciascia, nella sua riflessione civile sul rapporto tra giustizia e verità, affermava “un rimedio, paradossale quanto si vuole, sarebbe quello di far fare ad ogni magistrato, una volta superate le prove d’esame e vinto il concorso, almeno tre giorni di carcere tra i comuni detenuti”, ha aggiunto La Lumia.
“Questa proposta non è una offesa alla magistratura”, ha puntualizzato Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora. Concetto ribadito da Simona Viola, presidente dell’Associazione Amici di Leonardo Sciascia, la quale ha ricordato come lo scrittore siciliano vivesse “con angoscia l’inadeguatezza del magistrato”. Alla successiva tavola rotonda, moderata dall’avvocato Guido Camera, presidente di ItaliaStatodidiritto, hanno preso alcuni firmatari del testo, fra cui Maria Elena Boschi (Iv), Benedetto Della Vedova (+ Europa), Debora Serracchiani (Pd), Giorgio Mulè (FI).
Roberto Crepaldi, giudice del tribunale di Milano, ha ricordato la propria esperienza di quando aveva visitato da giovane magistrato le strutture detentive e di essere rimasto molto scosso, soprattutto gli Icam dove sono rinchiuse le detenute con i propri bambini. “Alla Scuola della magistratura di Bordeaux i magistrati in formazione condividono alcune giornate con la polizia e con i detenuti, per acquisire una visione più completa del contesto in cui saranno chiamati ad operare”, ha affermato Claudia Eccher, componente laico del Csm in quota Lega. “Abbiamo dei magistrati ordinari in tirocinio di poco più di venti anni, magari appena laureati i quali spesso, pur essendo molto preparati ed equilibrati non hanno esperienze relative a situazioni di difficoltà ed emarginazione”, ha aggiunto Eccher. Voce fuori dal coro quella del senatore Sandro Sisler (FdI): “Stiamo riformando la magistratura e ci sono ora altre priorità”.











