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di Renè e Davide*

Corriere della Sera, 10 novembre 2024

La lotta è costante, senza esclusione di colpi. È una guerra e ogni guerra ha le sue battaglie, alcune vinte, altre perse, ma lo scopo finale è la pace. Questo è applicabile a vari frangenti tra cui la lotta alla dipendenza, che è il motivo per cui siamo qui a La Nave, reparto di trattamento avanzato per la cura delle dipendenze presso il carcere di San Vittore. Nei nostri cervelli regna il caos: sentimenti contrastanti, conflitti interiori, pregiudizi e differenti personalità che lottano per sopravvivere. Siamo accomunati dall’assenza di amor proprio. La cura inizia dalla consapevolezza di avere una malattia e il primo passo è ricominciare a volerci bene per mettere in ordine le priorità. Riconciliarci con noi stessi. Ma come? La Nave può aiutarci a trovare i primi rudimenti per motivarci e piantare in noi il seme della determinazione. Certo, questo seme per germogliare avrà bisogno di particolari attenzioni, che al momento ci sono precluse, ma che avremo modo di utilizzare una volta fuori.

Perché è là fuori che ci metteremo alla prova. Contando su una rete di supporto, se sapremo acchiapparla: centri diurni, comunità, servizi dipendenze, ma non solo. Dovremo imparare a chiedere aiuto, a fidarci di chi ci tende la mano: famiglia, amicizie pulite, incontri con chi ha gli stessi problemi, associazioni di volontariato. Certo, ci saranno ancora battaglie e muri di pregiudizio da abbattere. Ma non ci arrenderemo mai. Nella speranza di vivere un giorno, finalmente, felici e astinenti.

*Detenuti nella Casa circondariale di Milano San Vittore