di Mariacristina Cavecchi*
Il Giorno, 6 dicembre 2020
In questo strano dicembre 2020, segnato da divieti e teatri chiusi, sentiremo forte la mancanza di quella Prima Diffusa che ormai da anni, incurante di ogni barriera, dilagava tra foyer sfavillanti e musei, marciapiedi cittadini e luoghi di reclusione. In carcere il silenzio del 7 dicembre si percepirà in modo ancora più doloroso, perché quell'appuntamento con la lirica condiviso con tutta la città fa sentire i detenuti meno soli, parte di una collettività di cui, anche se solo per una sera, ritornano a far parte.
Quando la Prima Diffusa esordì nel teatro all'interno dell'istituto penale minorile "Beccaria" nel 2016, l'impatto sui giovani detenuti fu di grande eccitazione. Poco avvezzi alla lirica, i ragazzi percepirono immediatamente la bellezza di quella Madame Butterfly e l'importanza di quello straordinario debutto nel teatro che molti di loro avevano contribuito a ristrutturare e dove molti di loro si cimentano come attori, rapper e tecnici di scena.
Lisa Mazoni, che da 25 anni fa teatro con questi ragazzi, ricorda che due di loro, Fra e Tia, s'improvvisarono cantanti lirici e gorgheggiarono per tutta la sera. Incontenibili. Oltre che l'occasione per riabbracciare amici e famigliari seduti accanto a loro in platea, per qualcuno di loro la magia della Prima scaligera, che da allora si è ripetuta ogni anno, è stata anche l'occasione per lasciarsi trascinare dalla forza dirompente del teatro e immaginarsi a interpretare ruoli diversi da quello di criminale in cui sono stigmatizzati.
Oggi come non mai questi ragazzi detenuti, ancora più limitati nei loro rapporti con il mondo esterno per l'emergenza sanitaria, sentiranno la nostalgia di un evento che è un ponte tra dentro e fuori. Appuntamento al 2021, allora, col rifiorire dei nostri teatri e delle nostre speranze.
*Docente di Storia del teatro inglese alla Statale di Milano e artefice del progetto teatrale "La Statale al BeKKa"











