di Sandro De Riccardis e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 1 maggio 2024
La procura acquisisce tutte le cartelle cliniche degli ultimi due anni. Analisi per capire se i referti dei detenuti siano stati modificati per mascherare le violenze. A partire dalla prossima settimana le pm titolari dell’inchiesta sulle violenze al Beccaria sentiranno otto giovani detenuti del carcere minorile. S’indaga infatti su ulteriori episodi di maltrattamenti, oltre a quelli già ricostruiti dalla procura che la settimana scorsa hanno portato all’arresto di tredici agenti di polizia penitenziaria e alla sospensione di otto loro colleghi, in un’indagine che conta più di 25 indagati. Si cerca di capire, insomma, se ci sono ulteriori vittime di umiliazioni e pestaggi. Nel frattempo i magistrati hanno disposto l’acquisizione di tutta la documentazione medica degli ultimi due anni del Beccaria: una montagna di cartelle cliniche, a partire dalla fin del 2021, da analizzare per capire se i referti dei detenuti, specialmente quelli con una prognosi di zero giorni, siano stati “ammorbiditi” per mascherare episodi violenti.
Sistema Beccaria, nuovi interrogatori agli agenti arrestati - Per quanto riguarda le divise già in carcere o sospese, la palla ora passa di nuovo alla gip Stefania Donadeo, la stessa giudice che ha firmato l’ordinanza cautelare. Dopo gli interrogatori, infatti, nei prossimi giorni la giudice dovrà decidere sulle istanze presentate da diversi avvocati per chiedere la scarcerazione dei propri assistiti o la revoca dei provvedimenti di sospensione. Almeno due legali si sono già rivolti al tribunale del Riesame. Ieri, in particolare, hanno parlato quattro degli agenti che sono stati allontanati dal lavoro. A parte uno, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, gli altri hanno parlato a lungo per cercare di chiarire le proprie posizioni e rispondere a contestazioni di tipo omissivo: hanno visto ma hanno taciuto sulle violenze nei confronti dei detenuti, l’ipotesi dei pm. Secondo l’impianto accusatorio, alcuni detenuti sono stati picchiati anche in manette, lasciati nudi per ore, chiusi in celle d’isolamento senza vestiti. In alcuni casi, come emerso in queste ore, anche sotto gli occhi delle telecamere. Molte delle difese, in questi giorni, hanno puntato su un concetto: abbiamo agito per “difenderci”, quindi come “reazione”. Le divise hanno cercato di far leva anche sull’organico carente, lo stress lavorativo, la mancanza di formazione.
Violenza sessuale su un detenuto del Beccaria: l’agente respinge le accuse - Uno dei poliziotti indagati ha respinto l’accusa di violenza sessuale: per la procura si è avvicinato a un detenuto, molestandolo, e alla reazione violenta del giovane sarebbe in seguito scattata una spedizione punitiva. “Il detenuto dice che il fatto è successo una notte in cui il mio assistito non era neppure in servizio in quella sezione; il compagno di cella parla invece del giorno successivo. Una baraonda di elementi che non possono considerarsi indizi univoci”, dice l’avvocato Vittorio Luigi Fucci, aggiungendo che la “colluttazione” con i due ragazzi è avvenuta perché non volevano andare in infermeria e la denuncia di molestie sarebbe partita come “ritorsione” nei confronti dell’agente che aveva fatto rapporto sui loro comportamenti.
L’indagine della procuratrice Letizia Mannella e delle pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena presenta diverse analogie con quella sui pestaggi al carcere di Santa Maria Capua Vetere. Fatti, quelli consumati nel 2020 nel penitenziario in provincia di Caserta, che appaiono più gravi per numero di imputati (oltre cento tra agenti della Penitenziaria e personale sanitario del carcere), vittime (quasi duecento le parti offese) e reati (si contesta anche un caso di omicidio colposo come causa di altro reato). Ma comportamenti, dinamiche interne al carcere e accuse simili nei due casi hanno portato diversi indagati in servizio al Beccaria, molti di origine campana, a scegliere avvocati che tuttora difendono i loro colleghi nel maxiprocesso in Campania.










