di Massimiliano Melley
milanotoday.it, 25 dicembre 2025
Un parco al posto del carcere di San Vittore. È l’idea lanciata da Beppe Sala, sindaco di Milano, dopo il principio d’incendio che si è scatenato nei giorni scorsi e il conseguente mancato ripristino dell’elettricità, che ha portato al trasferimento di circa 250 detenuti, dopodiché si è sprigionato un secondo incendio, tutto nel terzo raggio del penitenziario. “A San Vittore la situazione non è bella. Lo dico da un po’ di tempo e so che non tutti sono d’accordo, ma non credo che San Vittore possa essere un carcere per il futuro. È un carcere magari comodo per tanti, perché è vicino, gli avvocati vi si recano con grande facilità, ma le condizioni di vita non sono assolutamente dignitose”, ha detto il sindaco di Milano lunedì mattina a margine di un evento.
Parco al posto del carcere - Di qui l’idea della ricollocazione del carcere, senza però “aprire” a un intervento edilizio nell’area dove si trova attualmente: “Lì, lasciare un parco, con solo spazio verde. Non si può andare così. Quella dell’altro giorno poteva essere una tragedia”, ha detto.
Due incendi in pochi mesi - Il tema dello spostamento di San Vittore è molto antico. Quando “succede qualcosa”, qualcuno lo ripropone. Ultimamente Sala lo fa abbastanza spesso. Ma, nella maggioranza di centrosinistra, non sono tutti d’accordo. Non lo è, ad esempio, Alessandro Giungi, consigliere del Pd e avvocato, nonché vice presidente della sottocommissione carceri a Palazzo marino. Giungi ricorda non solo l’incendio di qualche giorno fa, col trasferimento dei detenuti, ma anche quello di ottobre alle aule dove si tengono le lezioni scolastiche (da allora inutilizzabili). Un incendio, quello più recente, che si sarebbe potuto evitare con “un minimo di manutenzione e controllo”.
Poca manutenzione quindi, ma anche sovraffollamento record (al 220%) sono per Giungi le ragioni “sistemiche” che portano anche a conseguenze di questo tipo. “Da oltre 20 anni, due raggi sono chiusi senza che si intervenga per il loro ripristino. È solo propaganda parlare dell’apertura di nuove strutture penitenziarie, quando neppure si è in grado di prendersi cura di quelle esistenti”, dichiara il consigliere del Pd.
Risolvere i problemi - Per Giungi, “San Vittore in centro a Milano dà fastidio per la sua visibilità, che obbliga tutti a interrogarsi di come sia possibile che le carceri italiane, nel loro complesso, siano afflitte da grave sovraffollamento e totale fatiscenza. San Vittore dovrebbe avere le persone detenute previste e non oltre il doppio, il numero di agenti di polizia penitenziaria previsti e non essere in sottorganico e dovrebbe avere i fondi per permettere una costante manutenzione ordinaria e straordinaria”. “Chiudere San Vittore non risolve nessuno dei problemi ma certamente aiuta a rendere meno evidente quanto grave sia la situazione di tutte le strutture penitenziarie italiane”, conclude Giungi.









