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di Federica Cavadini

Corriere della Sera, 30 maggio 2022

“E ora sogno la politica”. Flavio Patriarca, 25 anni, è praticante avvocato in uno studio legale: alla festa di laurea all’Università Cattolica c’erano anche l’assistente sociale e i giudici che lo hanno seguito nella sua adolescenza difficile. “Farò il penalista”.

Mostra la foto della laurea e inizia così a raccontare la sua storia che poi sono due e una inizia dove finisce l’altra. La storia dell’adolescente che entra al Beccaria perché comincia a commettere reati finché una giudice non firma un ordine di custodia cautelare e lo ferma, e la storia del giovane neolaureato in Giurisprudenza che ha scelto di studiare per diventare avvocato dopo il passaggio in carcere e in comunità ed è andato spedito fino al giorno del diploma, 21 aprile, all’università Cattolica.

Cinque anni di studi: voto 110 - “Sono uscito con 110 e in cinque anni”, dice con orgoglio Flavio Patriarca, 25 anni, da una settimana praticante in uno studio legale. Nella foto è in primo piano e con lui c’è chi lo ha traghettato dalla prima alla seconda storia. C’è Claudia Mazzucato, relatrice della sua tesi sulla giustizia riparativa: “L’incontro che mi ha cambiato la vita - dice emozionato. Con il suo supporto e la sua umanità ha incarnato lo spirito più alto dell’insegnamento”. Silvia Sacerdote, assistente sociale: “Ha sempre avuto per me le parole giuste”. Rosanna Calzolari, giudice: “La intervistai per la tesina di maturità sulla “messa alla prova” che avevo superato da poco”. Marilena Chessa: “La giudice che mi ha seguito nel programma fino all’estinzione del reato”. E Anna Zappia: “Fu lei a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere”.

La storia di Flavio Patriarca - Era il 2013. Nove anni dopo Flavio Patriarca, che vuole diventare penalista “e sogno anche un futuro in politica” decide di raccontare tutta la storia: “La conoscono in pochi. Qualcuno mi giudicherà ma voglio dare speranza a chi si trova in situazioni difficili”. “Si può cambiare - ripete più volte. Dipende dalle persone che incontri. Tante mi hanno trasmesso fiducia e stima e c’erano tutte il giorno della laurea”. È arrivato il preside del liceo Fermi, Giuseppe d’Arrigo: “Scrisse una bella lettera per farmi uscire dal Beccaria ed entrare in comunità e permettermi di andare a scuola”. E il responsabile della comunità Arimo, Alberto dal Pozzo: “Sempre vicino”. E l’avvocato Sergio Nesti: “È stato per me anche educatore”. “Tutti insieme - dice guardando la foto - abbiamo attuato l’articolo 27 comma 3 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena”.

Avere 15 anni alla Barona - Il suo percorso, dall’adolescenza nel quartiere Barona, Patriarca lo ha raccontato nelle scuole superiori e ai detenuti di Opera. “Spiego come ci si può perdere e poi ritrovare. Avevo 15 anni, cercavo figure e ambienti che sembravano affascinanti, volevo soldi facili, così sono finito in carcere. Sono ripartito grazie a chi mi ha dato fiducia. Sono cambiato, ho capito che è ingiusto creare sofferenza agli altri”.

Poi la scelta di studiare legge. “Al Beccaria e in comunità ho visto giovani con vite rovinate. Ho sentito la responsabilità di provare a cambiare le cose e e mi impegnerò per costruire un sistema giuridico migliore”. Dice ancora che il suo messaggio è anche “per chi ha un figlio, o fratello come ero io a quindici anni”: “La famiglia mi è sempre stata vicina, senza giudicare e senza chiedere. Zia Marcella aveva 90 anni e mi scriveva in carcere, solo parole di conforto e nessuna domanda. Senza loro non sarei arrivato sin qui”.