di Zita Dazzi
La Repubblica, 2 luglio 2025
Dopo l’arresto aveva ripreso gli studi universitari e mentre era al lavoro esterno aveva conosciuto un giovane fragile bisognoso di aiuto, finito poi anche lui in cella. Ha preso 110 e lode e si è laureato in legge. Non ci sarebbe niente di strano se non fosse che il ragazzo, che chiameremo col nome di fantasia Giovanni, ha studiato e ha scritto la sua tesi in cella. “Ha ripreso a studiare mentre era in carcere a Bollate dove sì è costituito per un debito che aveva con la giustizia per un fatto avvenuto 10 anni prima. A Bollate ha rimesso insieme pezzi. Ha ripreso l’università e ha ricomunicato a dipingere. E poi ha osservato l’umanità che aveva attorno. Tanto”, ha raccontato su Facebook la sua legale, Antonella Calcaterra, che lo ha seguito nel percorso giudiziario e che ieri era alla Statale per la cerimonia e la proclamazione del nuovo “dottore in Giurisprudenza”.
Ma la storia, che già sarebbe bella così, ha un’ulteriore particolarità. Giovanni, mentre studiava e lavorava fuori dal carcere usufruendo delle misure alternative alla detenzione, ha conosciuto un altro ragazzo, con un deficit cognitivo e ne è diventato amico. Restandolo anche quando questo ragazzo ha avuto problemi con la giustizia a sua volta, finendo a San Vittore.
La legale Calcaterra è orgogliosa: “L’amico col deficit cognitivo nemmeno riusciva a capire quello che gli era capitato, ma Giovanni l’ha aiutato. Questa è una di quelle belle vicende che fioriscono in carcere dove l’umanità è un bene prezioso. Il mio assistito ha una grande sensibilità e grazie ad essa è riuscito ad aiutare un’altra persona in difficoltà, mettendo in moto anche una mobilitazione dal basso, con il supporto del municipio di quartiere e del Cps. Ora Giovanni deve finire di scontare la sua pena “in affidamento esterno”, una misura che consente il reinserimento sociale vero. Poi disegnerà il suo futuro che sarà bello per le doti di umanità che ha già dimostrato”.
Il ragazzo che si è laureato ha chiesto alla sua legale di aiutare l’amico “che ora è fuori dalla cella con un programma di cura messo insieme grazie al supporto di tante persone che non si voltano dall’altra parte. Oggi eravamo lì ad ascoltare la proclamazione di laurea, orgogliosi di lui. Io soprattutto per quello sguardo non voltato di fronte a chi stava peggio di lui. Queste sono storie belle che danno ancora senso al lavoro che facciamo. In un momento tanto faticoso”.
Il carcere di Bollate è uno dei più avanzati in Italia per i trattamenti di rieducazione e il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti. Ogni giorno escono in 200 per andare a lavorare per costruirsi un domani diverso. L’avvocata è stata travolta dai messaggi di sostegno sul web: “Non me l’aspettavo, sinceramente, ma fa molto piacere vedere che il lavoro fatto con impegno e col cuore viene riconosciuto. Ora spero per entrambi i due ragazzi un pieno reinserimento sociale e che altri prendano esempio da questa vicenda”.











