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di Fabio Postiglione

Corriere della Sera, 8 giugno 2023

Rinascere. O meglio ancora, partorire. Sognare. Anzi no: costruire. Il teatro che diventa vita e la vita che ribolle grazie alla volontà, l’impegno, la condivisione di un percorso unico, essenzialmente eccezionale. E poi la fatica, la visione comune e il “sistema”. Il palco sì, l’arte, ma anche i mestieri: costumisti, sartoria, luci, audio. Ovvero tutti i mestieri che ruotano attorno alla messinscena. Opera Liquida è tutto questo. Ma, incredibilmente, anche molto di più. Dà concretezza alle parole di chi il più delle volte ha poca voce. E libertà per chi è recluso tra le mura di un carcere. Un’associazione che, grazie al teatro, favorisce l’inclusione sociale, promuove la legalità e previene i comportamenti a rischio nei giovani. Lavora nella casa di reclusione di Milano Opera da ormai da 15 anni.

Palcoscenico, luogo di riflessione - Dal 2016 ha ideato un progetto dal nome emblematico: “La nostra bolla” insieme all’associazione Bambinisenzasbarre, con laboratori a sostegno della genitorialità reclusa, allargando il progetto anche nelle carceri di San Vittore e Bollate. Dal 2014 porta all’interno delle scuole secondarie il progetto: “Stai all’occhio!” per la prevenzione di comportamenti a rischio nei giovani, ideato dagli ex detenuti. Utilizza il palcoscenico come luogo per riflettere e interrogarsi, dentro e fuori il carcere, su temi sociali di attualità portando in scena opere originali che nascono dai testi degli attori detenuti. Attualmente, con sette attori detenuti, quattro ex detenuti e un’attrice. Un teatro di ricerca sotto la regia di Ivana Trettel, direttrice artistica e organizzativa ma soprattutto drammaturga, regista e motore spirituale (e pratico) dell’associazione, da lei fondata. Otto spettacoli già prodotti. Un nuovo progetto in cantiere e tante, tantissime idee. L’ultima opera “Noi guerra! Le meraviglie del nulla!”, uno straordinario apporto di linguaggi artistici differenti e complementari uniti nell’indagine sull’assurdità dell’odio, nasce dall’esigenza di confrontarsi con il conflitto. “Le meraviglie del nulla” sono i travestimenti, il belletto preciso e stantio di cui rivestiamo la realtà, per sopportarla, rileggerla e giustificarla. L’impianto drammaturgico alterna la Redazione dell’odio, dove si distribuisce l’odio alle categorie più paradossali, a una raccolta di meccaniche fisiche ed estetiche, per poi aprire la lente d’ingrandimento emotiva e cercare di comprendere ciò che accade all’essere umano odiato o in lotta contro sé stesso.

Nuovi lavori e docenti di livello - “Per ridisegnare lo spazio scenico - racconta Trettel — ci aiutano le opere di Giovanni Anceschi, artista cinetico. A partire dalle sue “Possibilità Liquide” del 1959, Anceschi ha progettato con noi e ci ha donato la possibilità di realizzare tre opere di grandi dimensioni, nucleo centrale della drammaturgia scenica: tre sacche contenenti le celebri colate rosse, vitali e mortifere. La prima libera, in interazione con i corpi degli attori, le altre due, incorniciate e incastonate su strutture girevoli, a ridisegnare i mondi che andiamo a narrare e le loro prospettive”. A Bologna, al DamSLab, un successo incredibile, inaspettato (forse) ma tanto ricercato. Il laboratorio teatrale e drammaturgico al carcere di Opera, un miracolo possibile anche grazie a tutto il personale e al direttore Silvio Di Gregorio, si svolge regolarmente due giorni a settimana ed è rivolto ai detenuti comuni. Seguendo il processo di formazione dell’attore, i partecipanti entrano in uno spazio neutro, una bolla magica in cui tutto è possibile”.

I docenti sono tutti di alto livello. “Nel laboratorio teatrale sono affiancata da Eleonora Cicconi, assistente e attrice, mentre Mario Barzaghi di Teatro dell’Albero interviene con la sua perizia sulle costruzioni coreografiche. I costumi sono ideati da Salvatore Vignola che collabora con Opera Liquida da diversi anni ed è affiancato da Tommaso Massone, modellista, che realizza i costumi, nella costumeria del carcere, con i detenuti costumisti. Il laboratorio di scenografia è condotto da Marina Conti, quello di formazione per tecnici audio e luci da Silvia Laureti. Nicoletta Prevost si occupa di produzione, organizzazione, rapporti con le istituzioni e ufficio stampa. Vittorio Mantovani, il nostro responsabile amministrativo. E ora la prossima sfida. Il 9 novembre debutterà il nuovo spettacolo che si chiamerà “Extravagare. Rituale di reincanto”. Vuole approfondire la società della Dea Madre, società incredibile vissuta per 20mila anni, occupandosi di cultura e di bellezza pacifica”, racconta Trettel. “Una società matrifocale, con una perfetta parità dei generi, che però non ci viene narrata in maniera sistematica”.