di El Simba
Corriere della Sera, 10 novembre 2024
Un giovane da poco uscito dal Beccaria: “Mai più parole d’odio”. Quando sono entrato al Beccaria ero in guerra con il mondo. Scrivevo canzoni rap piene di nemici, di azioni violente. Dentro il carcere ho iniziato a capire che la guerra con il mondo era in realtà qualcosa dentro di me, una rabbia che mi faceva vedere in chiunque un nemico. Lì ho conosciuto Beppe e Lisa, che mi hanno proposto di fare teatro. Ho iniziato a farlo, e mi vergogno un po’ a dirlo, non perché sapessi cosa fosse o volessi diventare un attore, ma perché nei laboratori c’erano molte ragazze. Era un modo per restare in contatto con l’esterno, per far finta che, tra quelle mura, potesse esistere una normalità, fosse ancora possibile sentire il calore umano.
Pian piano ho scoperto nuovi modi di stare con gli altri, non più come nemici o persone al mio servizio, ma come compagni con cui prendersi per mano e attraversare, ad occhi chiusi, lo spazio della vita. Non sapevo chi fossero Shakespeare o Sofocle. Non mi piaceva leggere; la mia cultura me l’ero fatta per strada, in quella che molti di noi si vantano di chiamare “l’università della strada”. È vero, anche lei ti insegna qualcosa, ma il più delle volte insegna l’odio.
Sono di madrelingua spagnola, e leggere è sempre stata una fatica, figurarsi in italiano. Ma non sembra essere un problema in teatro. Prima di leggerle, le parole di Sofocle le ho recitate. C’era sempre qualcuno che leggeva per me il testo, me lo spiegava e mi aiutava a mandarlo a memoria. Avevo con me il copione, ma non lo usavo. Non so cosa sia successo, ma una notte dove i pensieri non ti lasciano in pace le parole del copione hanno iniziato a fare rumore nella mia testa. Si recitavano da sole, se così posso dire. Ho dovuto prendere il copione e ho iniziato a leggere. Tutto era diventato semplice. Leggevo veloce e capivo tutto.
Una mattina Beppe mi ha portato un articolo del “Corriere” che parlava della morte del grande rapper Tupac, spiegando come si fosse arrivati a dare un nome a chi lo aveva ucciso. Se fossi stato il ragazzo di prima, i pensieri si sarebbero fermati alla lotta tra bande, all’arma. Ma ciò che ha attirato la mia attenzione è stato che Tupac leggeva Shakespeare. In quel momento, i due mondi - del rap e del teatro - si sono saldati. Con Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate, Antigone e Alice nel paese delle meraviglie, ho iniziato a cambiare il modo di scrivere. Non più testi che parlano di odio, ma parole che scavano dentro di me, che placano la rabbia. Scrivere musica e recitare mi aiuta a trovare la mia pace, nella speranza che, in un momento storico come questo, possa diventare pace per tutti. Scrivo testi non facili da amare perché non scelgo parole d’odio, ma che cercano di spiegare il mondo dentro e fuori di me. Non saranno mai canzoni seguitissime, ma sono parole vere di chi la strada non solo l’ha vissuta, ma ha rischiato di morirne. Dimenticavo... Beppe e Lisa sono il regista e l’attrice della compagnia Puntozero, composta da giovani detenuti e non, e per i curiosi le mie canzoni sono su tutte le piattaforme musicali sotto il nome di El Simba.











