di Cristina Lacava
iodonna.it, 8 marzo 2025
Al Teatro PuntozeroBeccaria, la prima sala teatrale in Europa all’interno di un carcere minorile, è in scena Alice Augmented, una versione vorticosa, sorprendente e innovativa di Alice nel Paese delle Meraviglie, che utilizza realtà virtuale e aumentata, restando però fedele al testo. Una nuova scommessa vinta dalla compagnia che da 30 anni si impegna per i giovani detenuti Ci sono il Cappellaio Matto, il Bianconiglio, la Lepre Marzolina, la Regina di cuori. E c’è Alice, la bambina che precipita in un pozzo, atterra in una stanza con una porta troppo piccola per poterci passare e quando ci riesce si trova in un mondo incantato, fiabesco. C’è la storia, ci sono i personaggi ma c’è anche molto di più in Alice Augmented, in scena fino al 25 marzo al Teatro PuntozeroBeccaria, il primo teatro in Europa all’interno di un carcere minorile. Lo spettacolo è divertente (si ride molto), veloce, con tanti colpi di scena, musica, balletti. Utilizza una tecnologia assolutamente all’avanguardia, con effetti speciali di grande impatto, grazie al prezioso aiuto di Fondazione Tim.
Soprattutto, Alice Augmented è il punto di arrivo di un lavoro iniziato un anno fa, al quale hanno contribuito 57 ragazzi, sia dell’area penale interna, sia di quella esterna del carcere. Sul palco e alla regia ce ne sono 8, quelli cioè che grazie ai permessi possono uscire dalla sezione detentiva. Partecipano anche delle ragazze, alcune inserite in comunità non detentive.
Insieme ai giovani ristretti, ci sono gli studenti del corso di Laurea in Lingue dell’università Statale di Milano, che ogni anno partecipano ai seminari teatrali del Beccaria, e alcuni si fermano, come volontari. Unici professionisti i due ballerini (si alterneranno a coppie), che arrivano dalla Fondazione Bolle. Il teatro si apre sulla strada. All’interno, un’altra porta conduce al carcere.
Il teatro al carcere Beccaria: un’opportunità per il futuro
“Tutti quelli che partecipano sono regolarmente assunti dalla compagnia Puntozero Beccaria, che opera da 30 anni all’interno del carcere, alcuni anche a tempo indeterminato. “Per loro è un’occasione di lavoro, gli resta nel curriculum”, dice il regista, Giuseppe Scutellà. “Acquisiscono competenze che gli saranno utili, e soprattutto una mentalità al lavoro che non avevano, anche perché sono molto giovani. Molti di loro dopo anni vengono ancora a trovarci. Alcuni sono rimasti nel settore, ci sono fotografi, tecnici nei grandi teatri e nelle accademie. Per le Olimpiadi di Milano-Cortina lo Studio Balich farà lavorare i nostri ragazzi per le luci, le scenografie, il live streaming”.
La compagnia aveva già messo in scena Alice nel paese delle meraviglie. La nuova versione è però molto diversa: “Tutto è nato un anno fa, con un finanziamento di Fondazione Tim per rinnovare l’apparato tecnologico della scena”, continua Scutellà. “Stavamo già lavorando sulle tecnologie digitali, che per i ragazzi sono affascinanti e utili per professioni come i macchinisti teatrali, i sound e i light designer. Così abbiamo utilizzato le tecnologie multimediali, il videomapping e la realtà aumentata per arricchire il nostro spettacolo. Quasi tutti gli oggetti di scena sono realizzati con la stampante 3D, mentre i costumi sono riciclati da sartorie teatrali come quella di Pia Rame e del Piccolo Teatro”.











