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di Monica Serra

La Stampa, 25 aprile 2024

Le due dirigenti sono accusate di omissione. Si allarga l’inchiesta: undici perquisizioni, sequestrato l’archivio sanitario dell’Ipm. Nell’inchiesta sulle torture al carcere Beccaria, due ex direttrici dell’istituto sono finite sotto inchiesta. Oltre a Maria Vittoria Menenti, oggi a capo dell’Ipm Casal del Marmo di Roma, un avviso di garanzia ha raggiunto anche Cosima Buccoliero, candidata del Pd alle ultime Regionali, insignita dell’Ambrogino d’oro per il suo lavoro al carcere di Bollate, ex direttrice del Lorusso e Cutugno di Torino, oggi al carcere di Monza. Entrambe sono state perquisite per sequestrare il contenuto di pc e cellulari.

Nei loro confronti i magistrati ipotizzano l’omissione prevista dall’articolo 40 comma 2 del codice penale: “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. Perché, come si legge negli atti che raccontano anni di torture e maltrattamenti nei confronti dei detenuti del Beccaria da parte degli agenti della polizia penitenziaria, “il metodo violento ha avuto il suo principale fondamento nel contributo concorsuale omissivo e doloso di una serie di figure apicali, con posizione di garanzia nei confronti dei detenuti”.

Sono in tutto undici le persone perquisite. Non solo agenti della Penitenziaria, che potrebbero aver conservato foto, chat o traccia delle violenze, andate avanti nel silenzio e nell’omertà generali sui detenuti di 16, 17, 18 anni. Chi avrebbe potuto vedere, capire, segnalare si è voltato dall’altra parte. Tra i perquisiti psicologi, sanitari, educatori anche non indagati. E mentre emergono i dettagli brutali degli abusi, la procuratrice aggiunta Letizia Mannella e le pm Cecilia Vassena e Rosaria Stagnaro sono al lavoro per verificare i tanti, troppi errori che sarebbero stati commessi a ogni livello.

Nel frattempo, l’archivio sanitario del Beccaria è stato sequestrato: tutte le cartelle cliniche degli ultimi anni saranno controllate. Quelle dei baby detenuti, perché sono emersi casi in cui a fronte di un sedicenne ridotto “in stato di semi-incoscienza” erano stati attestati “zero giorni di prognosi”. E ancora: dopo una visita su un ragazzo pestato effettuata “dall’infermiere e dal medico” mancavano “referto e certificazioni” di un ospedale esterno. Ma anche le cartelle cliniche degli agenti della Penitenziaria che, in più occasioni, svelano anche le intercettazioni, sarebbero riusciti a ottenere certificati fasulli.

“Hai capito o no? Cioè prognosi zero un mingherlino così. Pure un giudice dice “ma come cazzo è questo?”, si preoccupavano dopo una aggressione di marzo. Come si legge in un’annotazione della Squadra mobile diretta da Alfonso Iadevaia e del Nucleo investigativo della Penitenziaria, comandato da Mario Piramide, gli indagati avrebbero voluto “produrre un referto medico pilotato” che certificasse che avevano riportato ferite, ma sarebbe stata “poco credibile” una “certificazione con lesioni per gli agenti e una prognosi di zero giorni”, data dall’infermeria interna “al detenuto”.

Non solo le violenze, tanti fatti non sarebbero mai stati neppure denunciati, come il furto di quindici computer donati dalla fondazione Francesca Rava al Beccaria. Come hanno fatto a sparire dall’istituto quindici scatoloni senza che nessuno se ne accorgesse? “Finalmente si farà luce su fatti così dolorosi e terribili - dice la presidente Mariavittoria Rava. Ben vengano denunce e indagini: sono un forte segnale del cambiamento, già iniziato al Beccaria”.