di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 11 agosto 2025
“Erano affidati allo Stato”. L’avvocato di uno dei 33 ragazzi maltrattati nell’istituto minorile: “Il ministero deve rispondere per la responsabilità oggettiva”. Gli avvocati dei giovani detenuti vittime del “sistema Beccaria” sono pronti a chiedere i danni. Non solo agli agenti penitenziari accusati di torture e violenze sui ragazzi ma anche al ministero della Giustizia per la sua “responsabilità oggettiva”. Questa idea accomuna diversi legali delle parti offese: 33, in tutto, quelle che la procura - con le pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena e la procuratrice aggiunta Letizia Mannella - chiede al gip di sentire durante un “incidente probatorio”, audizioni che consentiranno di cristallizzare le testimonianze per farle diventare prove.
A maggior ragione, sostiene un legale, se viene dimostrato che la direzione del carcere sapeva delle violenze nell’istituto minorile, andate avanti tra il 2021 e la primavera del 2024: tre ex direttori sono indagati per presunte omissioni, così come il personale sanitario. Anche dal dipartimento di giustizia minorile sono arrivate denunce in procura. Il passo decisivo sarà la costituzione di parte civile delle vittime.
Nella fase iniziale dell’inchiesta l’avvocata Barbara Squassino ha seguito uno dei detenuti picchiati, di cui conosce la storia, i problemi, le ferite. “Io chiederei assolutamente un risarcimento al ministero. Perché parliamo di persone affidate allo Stato. E se verranno ravvisate responsabilità, tutti gli enti coinvolti dovranno rispondere”.
Il suo assistito oggi ha 18 anni, vive a Genova, è senza fissa dimora, un passato drammatico e un presente difficile. È un minorenne, nel novembre 2023, quando più poliziotti gli urlano “clandestino, bastardo, arabo zingaro”, lo ammanettano, lo colpiscono a cinghiate sui genitali fino a farlo sanguinare, lo rinchiudono nudo in cella. Sempre lui, mentre dorme, viene svegliato da un poliziotto - oggi accusato di violenza sessuale - che gli dice: “Stai tranquillo, voglio solo fare l’amore con te”. Episodi agli atti dell’inchiesta seguita dalla squadra Mobile. L’avvocata Squassino è andata a trovarlo quando è finito il periodo di detenzione al Beccaria: “È stato ricoverato a lungo in neuropsichiatria. Stava male, piangeva. Era molto arrabbiato. Una persona affidata allo Stato, ancor più se minorenne, non può subire questo. Ha passato una vita d’inferno. Certo, ha commesso diversi reati: droga, qualche rapina. Saranno anche minori difficili ma pur sempre ragazzini, esseri umani, non carne da macello. Vedremo cosa emergerà dai processi”. Anche l’avvocato Stefano Deluca punta a costituirsi parte civile con il ragazzo che assiste: “Che sapesse o meno, il ministero deve rispondere per la responsabilità oggettiva”.











