di Tiziana Cairati
mitomorrow.it, 20 luglio 2025
Per la prima volta nella storia dell’Istituto penale minorile Beccaria di Milano, un imam entra ufficialmente a far parte del percorso educativo e spirituale offerto ai giovani detenuti. Si tratta di una svolta significativa per una struttura che oggi ospita un’ampia maggioranza di ragazzi di origine straniera, molti dei quali provenienti da paesi a cultura islamica. Secondo i dati ufficiali, il 78% dei giovani detenuti al Beccaria è straniero e, di questi, l’87% arriva da contesti dove l’Islam rappresenta la religione prevalente. Un dato che ha spinto le istituzioni a riflettere sulla necessità di offrire una guida spirituale adeguata anche ai ragazzi musulmani, così da garantirne l’assistenza morale in modo inclusivo e rispettoso delle loro radici culturali e religiose.
Il protocollo tra istituzioni, Chiesa e comunità islamica - Il nuovo percorso nasce dalla sottoscrizione di un protocollo condiviso da più soggetti: il Tribunale per i Minorenni, la Procura dei Minorenni, il Centro di Giustizia Minorile della Lombardia, la direzione dell’Ipm Beccaria, l’Arcidiocesi di Milano e la comunità islamica rappresentata da una figura riconosciuta e autorevole. Il progetto ha ottenuto l’approvazione formale da parte del Ministero dell’Interno e il parere positivo del Ministero della Giustizia.
Abdullah Tchina: un ponte tra fede e società - A ricoprire il ruolo sarà l’imam Abdullah Tchina, guida religiosa della comunità islamica di Sesto San Giovanni. La sua presenza al Beccaria non si limiterà alla funzione religiosa, ma avrà anche un valore educativo e sociale. Come ha spiegato la presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano, Maria Carla Gatto, Tchina sarà una “guida morale” per quei ragazzi stranieri, spesso non accompagnati, che faticano a trovare punti di riferimento.
Prevenzione del disagio e contrasto alla radicalizzazione - Uno degli obiettivi centrali dell’iniziativa è la prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione, sempre più presenti nelle carceri. Offrire un punto di riferimento autorevole come l’imam permetterà di intercettare in anticipo situazioni di disagio o isolamento, offrendo ai ragazzi un’interpretazione equilibrata della fede e una via concreta per il reinserimento sociale, basata sul rispetto reciproco e sulla convivenza civile.
Le parole dell’imam: “Essere un ponte” - “Per me questa è una nuova esperienza - ha dichiarato l’imam Tchina - ma è anche un’opportunità importante per costruire un ponte tra i giovani detenuti, le istituzioni e le altre religioni. Voglio dare loro una lettura religiosa equilibrata, ma anche accompagnarli socialmente verso un futuro possibile, dove possano sentirsi ascoltati e integrati”.
Beccaria come laboratorio di inclusione - L’arrivo dell’imam al Beccaria rappresenta un segnale forte da parte delle istituzioni: non un gesto simbolico, ma un progetto concreto di inclusione e prevenzione. Un passo in avanti verso un carcere minorile che non sia solo luogo di detenzione, ma anche spazio di ascolto, crescita e possibilità di riscatto, per tutti.











