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di Isabella Bossi Fedrigotti


Corriere della Sera, 29 marzo 2020

 

L'argomento che ci interessa trattare - scrive Furio Ghislieri - non è principalmente milanese, però anche milanese. Mi riferisco alla questione dei carcerati che, se hanno poco da scontare, potranno venire posti in libertà per svuotare le celle in cui è impossibile tenere le distanze di sicurezza per salvarsi da un eventuale contagio da Covid-19.

Non ho niente contro il provvedimento, per carità, a patto che i detenuti che usciranno vengano obbligati a una quarantena per evitare che l'infezione si diffonda nelle loro famiglie". Speriamo che per loro quarantena ci sia. Ma non sarà facile attuarla perché buona parte dei detenuti con fine pena entro i i8 mesi che potrebbero perciò ottenere gli arresti domiciliari non hanno una casa dove andare.

Non è un caso se proprio il Tribunale di Milano abbia rivolto un appello al Comune per trovare per costoro alloggi dove finire di scontare la pena. E dove - speriamo - sottoporsi a quarantena. L'alternativa per loro è di rimanere in carcere, pigiati in quattro, sei o anche otto in celle per due: con i rischi che possiamo immaginare.

Le rivolte nelle carceri andate in scena alcune settimane fa (con parecchi morti) potrebbero essere solo un assaggio di quel che, chissà, succederebbe se il contagio dovesse dilagare all'interno dei luoghi di pena. Problema non molto diverso è quello dei tanti centri di accoglienza per migranti sparsi in tutto il paese, anche in Lombardia, dove, si sa, le camere singole non sono previste e i pasti vengono consumati gomito a gomito.

Già è tristemente noto quel che succede nelle comunità numerose, per esempio nei conventi e nelle case di riposo per anziani, quando parte il contagio. Se poi si pensa a quei migranti che con il bel tempo di primavera torneranno a sbarcare nel sud, magari in arrivo da un'Africa che tra qualche mese potrebbe trovarsi a sua volta in pandemia, non è da escludere che il flagello, nel frattempo forse messo sotto controllo in Italia, di nuovo si riaccenda. E di ridistribuzione allora non si parlerà proprio più perché nessun paese vorrà accogliere, per paura del virus, anche una sola persona: panorama inquietante che speriamo irreale.