di Giorgio Paolucci
chiesadimilano.it, 4 maggio 2026
Un detenuto non può essere “ridotto” al reato di cui è responsabile: questo il punto di partenza dell’appuntamento promosso l’8 maggio dall’associazione Incontro e Presenza, dai Francescani e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, con interventi e testimonianze. Una giustizia che punisca chi, commettendo un reato, ha ferito la società e che nel contempo lavori al recupero del condannato. Obiettivo tanto nobile e condivisibile quanto spesso negato nei fatti: basta guardare quanto accade in tante, troppe carceri del nostro Paese, dove all’espiazione della pena non si accompagna un adeguato percorso di rieducazione. Eppure la detenzione può diventare l’occasione per un cambiamento radicale di vita, il momento in cui prendere consapevolezza che la persona non è riducibile al reato che ha commesso. In questa dinamica, che spazio c’è per il perdono, di un perdono che possa essere esercitato senza che l’esercizio della giustizia venga indebolito?
Temi caldi e divisivi, di cui si parlerà in un convegno in programma venerdì 8 maggio a Milano presso l’Auditorium di Opera San Francesco (via Kramer 5). Un luogo che evoca accoglienza e possibilità di ripartenza, intitolato a un Santo di cui si celebrano gli ottocento anni dalla morte e che ancora oggi provoca e interroga. Sarà un incontro sul filo della testimonianza, ma nel quale non mancherà il confronto con l’istituzione.
Gli interventi - Ne saranno protagonisti padre Pietro Maranesi, francescano cappuccino, rettore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Assisi e docente di Teologia dogmatica e Francescanesimo all’Istituto teologo di Assisi; Massimo Parisi, vicecapo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria; Giorgio Pieri, responsabile del Progetto Comunità educante con i carcerati promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, una innovativa esperienza che permette alle persone detenute di scontare la pena in luoghi alternativi al carcere, dove imparare un lavoro e prepararsi a un pieno reinserimento sociale. E poi due ex detenuti della Casa di reclusione di Opera, Corrado Favara e Mattia Teofilo, che racconteranno il loro percorso di riabilitazione passato attraverso lo studio e il lavoro, e daranno testimonianza di come si sono misurati con la dimensione del perdono. L’iniziativa è promossa dall’associazione Incontro e Presenza, che da quarant’anni opera con duecento volontari negli istituti penitenziari di Milano, Monza, Bergamo e Lecco. “L’opinione pubblica guarda al mondo del carcere come a un buco nero dove l’esistenza si ferma - spiega il presidente Fabio Romano -, mentre è importante capire che lì dentro vivono uomini e donne che non possono essere “ridotti” al reato di cui si sono resi responsabili, e che in una società veramente umana si deve lavorare per realizzare una giustizia che ripara e un perdono che rigenera, come recita il titolo del convegno”.
La mostra - In concomitanza con questa iniziativa, patrocinata dal Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte del Poverello, verrà allestita una esposizione di mosaici realizzati dall’artista Giovanni Lombardi, detenuto nella Casa di reclusione di Opera. La mostra è ospitata dal Chiostro del Convento dei Frati Cappuccini (viale Piave 2) ed è visitabile dall’8 al 10 maggio dalle 10 alle 18. Una piccola-grande testimonianza di rigenerazione umana nel segno della bellezza.











