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di Elisabetta Andreis

Corriere della Sera, 27 febbraio 2023

Il progetto vede collaborare la Casa di reclusione di Opera, Assimpredil Ance e i sindacati. Si parte con la formazione di 600 detenuti che hanno già scontato un terzo della pena e sono in un percorso trattamentale avanzato.

L’idea è di don Gino Rigoldi che da decenni si occupa di persone in cammino per recuperare con dignità il proprio futuro. L’alleanza è con la casa di reclusione di Opera, Assimpredil Ance, i sindacati. Il progetto pilota, “rivoluzionario e di portata nazionale, replicabile in molti altri mondi dell’universo carcerario e anche, si spera, al minorile Beccaria, con qualcosa di analogo”, spiega don Gino che non è solito parlare con enfasi ma stavolta riflette con la sensazione di essere arrivato a una svolta concreta. Il mercato formerà dentro le mura il personale di cui ha bisogno fuori, favorendo il reinserimento sociale dei detenuti, circa 600, che hanno già scontato un terzo della pena e sono in un percorso trattamentale avanzato.

“È dando lavoro che si svuotano le carceri - spiega Rigoldi. Solo così si abbatte il tasso di recidiva, si formano le competenze che servono davvero, si crea un punto d’incontro tra forza lavoro e aziende. Si trasforma il carcere da tempo “punitivo” a tempo “opportuno”“. Grazie al protocollo appena siglato si crea per la prima volta una scuola edile dentro la casa di reclusione: c’è un vero e proprio laboratorio gestito da Esem-Cpt (Ente unificato Formazione e sicurezza). Lì le aziende (70 quelle contattate) insegneranno le competenze per iniziare a lavorare entro tre mesi nei cantieri. “A turno le persone potranno partecipare ai corsi e accedere poco dopo ai progetti di reinserimento lavorativo. C’è concreto bisogno di mano d’opera - prosegue don Gino -. Il punto di vista si capovolge: è il datore di lavoro che forma i suoi collaboratori e poi li assume”.

Il modello ben si adatta, oltre che all’edilizia, alla ristorazione e alla meccanica. Se - come dice l’articolo 27 della Costituzione - le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, “ad un certo punto della pena si deve offrire la possibilità di avere scambi dignitosi con il mondo esterno. Altrimenti come si trova il proprio ruolo utile alla società? - provoca don Gino. Il pensiero del futuro è quello che anima ogni processo di cambiamento”.

Sempre ad Opera è stato inaugurato anche uno sportello per la ricerca di impiego gestito da Galdus, ma l’inclusione non è scontata. I detenuti che accedono a percorsi di lavoro, soprattutto all’esterno, sono soltanto un terzo sul totale che ne avrebbe diritto. E di questi l’86% è alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, senza contatti lavorativi strutturati e continuativi con il mondo esterno. “Per fare lavorare tutti quelli che vorrebbero non ci sono spazi sufficienti all’interno della struttura”, dice il direttore di Opera, Silvio Di Gregorio. Aziende come Sky hanno già assunto 16 detenuti e anche i cantieri sono pronti ad aprirsi: “Crediamo fermamente nella responsabilità sociale d’impresa e dare un’opportunità a categorie svantaggiate come i detenuti rientra in questo nostro percorso”, dice la presidente di Assimpredil Ance, Regina De Albertis, seguita dai sindacati dell’edilizia.

L’altra barriera da superare sono i tempi burocratici per avere le autorizzazioni e fare rientrare le attività esterne nei piani trattamentali. Infatti, precisa Di Gregorio, “le modalità di inserimento lavorativo verranno definite in base alle opportunità di lavoro secondo le esigenze delle aziende e le possibilità dei singoli detenuti, nell’ambito dei programmi di trattamento predisposti dalla Direzione dell’istituto e sottoposti alla Magistratura di sorveglianza per l’approvazione”.