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di Manuela Sicuro

mitomorrow.it, 12 aprile 2025

La direttrice Palù: “Il recupero dei detenuti riguarda la collettività”. A tu per tu con chi dirige il carcere più affollato d’Italia, partendo dal progetto di recupero degli arredi di Regusto, per arrivare alle esigenze dell’istituto penale milanese: “Il personale carcerario affronta delle situazioni difficili da immaginare”. Dare una seconda opportunità di recupero è, o almeno dovrebbe essere, il principio di ogni istituto di pena. Questo è l’obiettivo del progetto Second Chance, che gestisce il riciclo e la distribuzione di prodotti e arredi a rischio spreco donati da aziende a strutture detentive del territorio.

L’iniziativa di economia circolare, coordinata dal Comune di Milano e Regusto, prima piattaforma ESG blockchain per la lotta allo spreco, ha donato oltre 43 tonnellate di prodotti e arredi a quattro carceri del territorio, San Vittore, Beccaria, Bollate e Opera. “Un modo per acquisire beni e arredi che altrimenti non potremmo avere con le nostre forze economiche”, spiega a Mi-Tomorrow Elisabetta Palù, direttrice Carcere San Vittore.

Qual è il significato del progetto per voi?

“Il significato è profondo, rende più spesso il legame tra ente pubblico e il privato e aiuta a diffondere la cultura della conoscenza dell’ambito carcerario, che spesso viene alla ribalta solo per eventi critici”.

Come verranno distribuiti beni e arredi?

“Abbiamo migliorato la sala polivalente, acquisito dei prodotti per la cura dei capelli che utilizzeremo per brevi corsi di formazione per parrucchiera per le detenute che apprezzano molto. Inoltre in parte li abbiamo utilizzati per fare educazione sulla raccolta differenziata dei rifiuti”.

Un modo per agevolare il reinserimento all’esterno?

“Esattamente. È uno dei focus più importanti, fa parte del prendersi cura del detenuto per non consentire alla persona di lasciarsi andare, ma indurre una riflessione rispetto a un cambiamento di vita. Questo è un luogo di privazione, ma può offrire spunti per le persone cresciute in contesti che non prevedevano vie d’uscita. Qui si possono gettare dei semi che possono germogliare in qualcosa di positivo”.

Quanto il miglioramento dell’ambiente influisce sul benessere del detenuto e sul suo recupero?

“Creare ambienti più vivibili è importante per chi ci lavora e per i detenuti, promuove un cambiamento emotivo e relazionale alla base del percorso dei detenuti. Circa il 70% dei detenuti qui sono stranieri irregolari con aspetti di povertà, non hanno famiglia e ricevere delle donazioni di beni primari, vuol dire tanto”.

San Vittore è per molti un carcere di passaggio, quali le iniziative per il reinserimento per chi invece sconta la pena?

“Il carcere San Vittore ha pochissimi spazi rispetto al numero dei detenuti, ma l’idea è di attivare dei percorsi per cercare di offrire una formazione professionale, grazie ai finanziamenti della Regione, ma anche un’istruzione, sapere la lingua del posto per gli stranieri è avere accesso a più opportunità”.

E per il lavoro?

“Abbiamo circa 200 detenuti che fanno lavori domestici, manutenzione ordinaria del fabbricato, curano il verde all’interno del carcere. Oltre a imparare qualcosa acquisiscono le regole, alzarsi la mattina per andare a lavorare, avere cura delle cose affidate, molti non hanno mai avuto contezza di queste cose prima del carcere”.

Il ministro della Giustizia Nordio ha annunciato un provvedimento di legge per l’emergenza carceraria che va in tre direzioni: le prime due sono l’espiazione della pena nei Paesi di origine per i detenuti stranieri e per i tossicodipendenti una detenzione nelle comunità, cosa ne pensa?

“Per i tossicodipendenti se sono irregolari le comunità hanno difficoltà ad accoglierli. A San Vittore abbiamo quasi metà dei detenuti tossicodipendenti, in questa categoria non si includono però i dipendenti da farmaci, che oggi è un numero elevatissimo. Questi non vengono presi in carico dai SerT e mi chiedo quindi dove andrebbero”.

La terza direzione è invece la custodia cautelare per i detenuti in attesa di giudizio può essere una soluzione?

“Molte di queste persone che non hanno una dimora, sono irregolari, come potrebbe il giudice applicare una misura diversa? Spesso il carcere è uno strumento quasi obbligato”.

Ci sono sempre più episodi di violenza nelle carceri, come avere più sicurezza?

“A noi mancano 150 agenti, il lavoro del personale penitenziario non è conosciuto, affrontano situazioni che all’esterno è difficile immaginare, raccolgono tutti i bisogni dei detenuti e devono garantire la sicurezza. La gestione di un numero così elevato di detenuti richiede un numero maggiore di risorse che invece diminuiscono”.

Progetti come Regusto possono aiutare il rapporto tra società e mondo carcerario?

“Chi pensa che il recupero delle persone che hanno commesso un reato non sia una questione della collettività ha una visione miope, significa restituire alla società una persona diversa, abbassa il rischio di recidiva che vuole dire fare difesa sociale”.

I risultati del progetto…

Nella prima fase del progetto sono state donate oltre 43 tonnellate di prodotti e arredi per un valore di 135.000 euro e un impatto ambientale positivo quantificabile in 25 tonnellate di CO2 evitata, oltre 83.000 metri cubi di acqua e oltre 127.000 metri quadri di terreno risparmiati. Dei 4.000 beni recuperati la maggior parte riguarda l’arredo, il 53,2% sedie, 14,8% tavoli e 8,4% scrivanie.