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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 4 maggio 2024

Un accusato era intervenuto a difesa di un detenuto. Il poliziotto sospettato di tentata violenza sessuale giura che quel giorno non era in servizio in quell’ala, presente una relazione che certifica il suo intervento in un’altra cella. Era l’episodio che aveva fatto più impressione tra le tante prevaricazioni ricostruite (e molte anche documentate) nell’inchiesta della Procura di Milano su quasi metà della polizia penitenziaria al lavoro nel carcere minorile milanese Beccaria: cioè la tentata violenza sessuale attribuita a un agente che secondo due giovani detenuti era entrato di notte nella cella e aveva messo le mani sul sedere a uno dei due, invitandolo a non spaventarsi perché voleva fare sesso con lui, e scatenandone la reazione.

Ma l’agente, di cui la Procura aveva chiesto l’arresto e che 10 giorni fa la gip Stefania Donadeo aveva invece solo sospeso del servizio, con il difensore Vittorio Fucci non soltanto nell’interrogatorio di garanzia ha giurato che non era proprio in servizio in quell’ala del Beccaria la notte del 7 novembre 2023 preludio della tentata violenza dell’8 mattina, ma a riprova ha prodotto una relazione di servizio di quella notte firmata da un altro agente, che dalle carte parrebbe essere intervenuto a rilevare una colluttazione tra i due detenuti nella cella.

Delle due l’una, ragiona dunque ora la gip, o va scagionato l’agente dalla tentata violenza sessuale o vanno trovati e perseguiti altri agenti potenziali falsari di attestazioni: “Reputa il gip che il pm debba necessariamente chiarire un elemento che potrebbe insinuare ragionevoli dubbi”, o in alternativa debba “verificare se la relazione integri il reato di falso a carico dei suoi autori”, e nel frattempo decide che l’agente indagato possa tornare in servizio in qualunque altro posto di lavoro penitenziario tranne appunto solo il Beccaria per il tempo necessario ai riscontri.

Ancora più favorevole la decisione cautelare che ha riguardato un altro agente sospeso, per la quale la gip dopo l’interrogatorio ha revocato del tutto la misura interdittiva della sospensione dal servizio inizialmente impostagli. Anche questo è un caso molto interessante perché mostra come spesso alla rara documentazione video delle telecamere interne, pur fondamentale per fissare elementi di responsabilità (tanto da aver indotto alcuni degli agenti ripresivi ad ammettere di avere quantomeno esagerato nelle tecniche di “contenimento” delle asserite aggressioni dei detenuti), possa tuttavia sfuggire il contesto del prima e del dopo di quanto sta fuori dalla scena inquadrata.

Nell’episodio in questione, e cioè il trascinamento violento l’8 marzo 2024 di un 15enne in corridoio ad opera di alcuni uomini non in divisa, tra i quali uno lo scaraventa contro un muro e lo prende anche a calci, un altro poliziotto (non ripreso) era stato sospeso nel presupposto avesse assistito al pestaggio. Ma l’agente, con l’avvocato Sonia Petito, ha dimostrato che, in un successivo momento della scena e in un punto non ripreso dalle telecamere, proprio lui era invece intervenuto a difendere il giovane detenuto.

In tutto sono 5 su 8 gli agenti la cui totale interdizione dal servizio è stata ora circoscritta dalla gip al non poter lavorare solo dentro il Beccaria, e tra essi a poter tornare a lavorare in qualunque altro ufficio penitenziario c’è anche l’ex comandante Francesco Ferone, che con l’avvocato Paolo Tanda nell’interrogatorio aveva giurato di non essersi mai accorto di violenze nell’istituto e aveva negato di aver mai coperto reati dei suoi agenti (che in alcune intercettazioni lo rimpiangevano a confronto della nuova dirigente, invece avversata per i ripetuti rapporti inviati in Procura). Fra i 13 arrestati 10 restano in carcere, mentre a 3 la gip ha concesso gli arresti domiciliari a presidio di “esigenze cautelari” che “permangono” come “i gravi indizi di colpevolezza”.