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di Claudio Tadicini

Corriere del Mezzogiorno, 6 ottobre 2022

Da oggi a sabato l’assise organizzata dal Consiglio nazionale. Il presidente anticipa i temi e auspica una svolta contro la crisi. Tre tavole rotonde su riforme, giustizia predittiva e tutela dei diritti nel tempo dei cambiamenti globali, per individuare le istanze da presentare al governo che verrà. Si apre oggi a Lecce il XXXVI congresso del Consiglio nazionale forense che, presieduto dall’avvocata Maria Masi, fino all’8 ottobre vedrà la partecipazione di mille avvocati.

Presidente Masi, quali ad oggi le priorità per l’avvocatura italiana?

“Oggi l’avvocatura deve riflettere sul suo percorso, sulla natura della funzione che è chiamata ad esercitare, nel processo e fuori dal processo, sulle potenzialità future per la professione e soprattutto sul suo ruolo sociale, che non può prescindere da una profonda etica e dalla chiara consapevolezza dei nostri doveri per la tutela dei diritti dei cittadini”.

In che stato è oggi l’avvocatura?

“Risente del periodo che stiamo vivendo, che ha stravolto il modo di vivere di tutti. Sicuramente c’è un senso di precarietà ancora più forte. Gli avvocati subiscono e hanno subito lo stato di emergenza sanitaria prima come professionisti poi come cittadini. Il contributo di discussione che ci aspettiamo dal Congresso nazionale forense servirà a condividere nuove realtà, anche già esistenti come diverse attività sussidiarie, per riflettere e capire come rafforzare tutte le potenzialità di una avvocatura in cambiamento”.

Come sono state le riforme Cartabia?

“Quella sull’ordinamento giudiziario ha recepito in parte le nostre istanze, ma riteniamo che sia incompleta, perché non risolve gli effetti - che possono essere a tratti devastanti - di quella che è la mancanza o il pericolo di un “non equilibrio”, causato dal cosiddetto correntismo della magistratura. Per quanto riguarda quella civile, salvo il Tribunale della famiglia, abbiamo manifestato la nostra contrarietà: riteniamo infatti che non sarà possibile raggiungere i risultati di deflazione dei processi che l’Europa ci impone. Inoltre, semplifica solo apparentemente, perché attribuisce agli avvocati oneri ancora maggiori, ma non affronta il vero problema della carenza di organico di magistrati e personale amministrativo alimentando lo squilibrio che già esisteva e rendendolo ancora più evidente”.

Giustizia predittiva: si può giudicare con un algoritmo?

“Assolutamente no. I casi che necessitano di tutele sono talmente diversi, che difficilmente un algoritmo potrà fare sintesi e sostituirsi all’azione del magistrato e dell’avvocato. Tuttavia, forse condizionati da un equivoco non proprio residuale, abbiamo trascurato quelle che potevano essere le ipotesi d’applicazione dell’intelligenza artificiale, e quindi le occasioni per migliorare l’esercizio della nostra funzione a vantaggio dei cittadini. Al congresso ascolteremo chi ha avuto l’intuizione di applicarla, in maniera utile e funzionale”.

Che congresso sarà?

“L’auspicio è che sia un’occasione utile e produttiva, occorrerà ascoltare e fare sintesi. C’è grande fermento, tantissime mozioni, segno che l’avvocatura ha necessità di condividere le proposte e tracciare il percorso del cambiamento. Il tempo ci aiuta: abbiamo quello necessario per presentare le nostre istanze al nuovo governo”.

Come vorrebbe l’avvocatura del domani?

“Un’avvocatura consapevole del proprio ruolo, ma fortemente caratterizzata da un alto senso di responsabilità sociale, che non può prescindere da una grande caratterizzazione improntata all’etica. Ed anche un’avvocatura competente, non reazionaria, pronta a cogliere le occasioni, sia delle crisi come opportunità sia delle nuove sfide che l’attendono, sempre nel rispetto dei principi che caratterizzano la nostra professione”.