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di Paolo Foschini

Corriere della Sera, 10 gennaio 2025

Sosteneva centinaia di progetti per far fronte a una situazione giovanile drammatica: suicidi in aumento, abbandono scolastico tra i peggiori in Europa, povertà assoluta in crescita costante. Ma la Manovra ha tagliato il Fondo contro la povertà educativa, alimentato dalle Fondazioni bancarie in cambio di un credito d’imposta. Appello di Uisp, Arci e Arci Ragazzi Arci per ripristinarlo. “Chiediamo con forza al Governo di fare un passo indietro, di rifinanziare il Fondo per il contrasto alla povertà educativa, di ripensare a una politica di welfare che sostenga i territori nel costruire presìdi di sostegno, ascolto, accoglienza e relazione per una generazione che non smette mai di essere dimenticata dalla politica”.

Inizia così l’appello congiunto Uisp, Arci e Arci Ragazzi - firmato dai rispettivi presidenti Tiziano Pesce, Walter Massa e Viviana Bartolucci - dopo l’allarme lanciato da tutto il mondo del Terzo settore e dalla portavoce del Forum nazionale Vanessa Pallucchi per l’articolo della legge di Bilancio che ha tagliato il finanziamento del Fondo per il contrasto alla povertà educativa. Il Fondo, basato su un’alleanza tra Fondazioni di origine bancaria, Terzo settore e Governo, veniva alimentato ogni anno dalle Fondazioni stesse mentre lo Stato metteva loro a disposizione 55 milioni di euro annui di credito d’imposta: in tutto aveva raccolto oltre 800 milioni di euro, investiti in centinaia di progetti grazie all’impresa sociale “Con i bambini”.

“Tutti i dati - proseguono i firmatari dell’appello - evidenziano la situazione di precario benessere dei minori in Italia, già pericolosamente fragile prima della crisi sanitaria 2020-2023, è diventata un’emergenza profonda e urgente”. Alcuni esempi citati nel testo: : i suicidi tra minorenni sono cresciuti del 16% tra il 2019 e il 2021; l’Italia è il quinto Paese Ue (dato 2023) per abbandono scolastico, seguita solo da Romania, Spagna, Germania e Ungheria; la povertà assoluta tra i minorenni è cresciuta dal 13,4 % al 13,8% tra il 2022 e il 2023, il che significa un milione e mezzo di bambini, bambine, ragazze, ragazzi; il 12% dei giovani tra i 15 e i 19 anni soffre di ansia e/o depressione (dati Censis); quasi 70mila ragazzi e ragazze sono in stato di “ritiro sociale” (dati Openpolis). “E con la diminuzione continua degli investimenti sul comparto socio educativo - sottolineano - la scuola è lasciata sola a rappresentare uno Stato che non sembra volersi occupare dei più piccoli e dei più giovani tra i suoi cittadini. Ma da sola, non ce la fa”.

“All’interno di questo scenario - concludono Pesce, Massa e Bartolucci - il Governo Meloni ha tagliato il finanziamento al Fondo di contrasto alla povertà educativa, l’unico presìdio nazionale capace di sostenere progettazioni diffuse e capillari a sostegno delle fragilità dei più giovani. Ribadiamo anche che il “modello Caivano”, tanto caro al Governo, non è la soluzione a problemi profondi e complessi che non possono essere affrontati con un approccio securitario. Per l’ennesima volta le famiglie sono lasciate sole - al di là di tutta la retorica - ad affrontare il malessere profondo dei propri figli, andando ad alimentare il solito circolo vizioso nel quale a farcela sono i minori che crescono in contesti privilegiati, mentre tutti quelli che avrebbero bisogno di aiuto sono abbandonati alla fragilità dei loro contesti di crescita”.