sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

La Repubblica, 18 novembre 2024

Sebbene i dati non sia facile reperirli, soprattutto nelle nazioni africane, il fenomeno è assai più diffuso di quanto si pensi. Succede anche nei Paesi industrializzati come gli Usa. In tutto il mondo, il tasso di minorenni in stato di detenzione è, in media, di 28 ogni 100.000. E secondo un esperto incaricato dall’ONU, Manfred Nowak - sarebbero oltre sette milioni nel mondo che vivono in centri di detenzione per profughi, in luoghi di custodia come commissariati, in prigioni o altri luoghi di detenzione. Lo studio di Nowak - di qualche anno fa - rileva inoltre come ogni anno 300.000 bimbi entrano nei centri per migranti di 80 Paesi.

Bambini privati della libertà che diventano invisibili alla stragrande maggioranza della società e il cui destino rappresenta una grave violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo. Sono ragazzini che appartengono a gruppi vulnerabili, discriminati, esclusi e dimenticati nelle nostre società contemporanee. Provengono dai livelli più poveri della società, appartengono a minoranze etniche e religiose, popolazioni indigene, famiglie di migranti o rifugiati, sono bambini con disabilità mentali o fisiche, spesso separati o abbandonati dai genitori e costretti a vivere per strada.

L’ingresso nei sistemi giudiziari. I minori entrano in contatto con il sistema giudiziario in modi diversi: come vittime, come testimoni o perché in conflitto con la legge o come parti di processi civili o amministrativi. Il loro incontro con il sistema giudiziario, assieme alle informazioni sulle circostanze che formano l’ambiente nel quale vivono, vengono solitamente registrati dalle autorità e dai fornitori di servizi che fanno parte del settore giudiziario. Si tratta di informazioni essenziali per monitorare e valutare le prestazioni del sistema giudiziario e per comprendere il profilo dei bambini che entrano in contatto con esso.

Stime globali e regionali. Se in tutto il mondo, si stima che mediamente ci siano 28 bambini ogni 100.000 in stato di detenzione, in un dato giorno nel 2023, nel Nord America si registra il tasso più alto di minorenni reclusi: 72 ogni 100.000: nell’Asia orientale e il Pacifico il tasso sale a 20 ogni 100.000 bambini. La stima mondiale si basa su 160 Paesi, con dati relativi al decennio 2013 - 2023, che coprono l’80% della popolazione globale di minorenni-adolescenti. Si tratta di informazioni che provengono dal database dell’UNICEF, basati su United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) Eurostat, database TransMonEE e registri delle istituzioni nazionali di giustizia penale.

I tumulti di piazza e gli arresti di adolescenti. Recentemente, il sito di Nigrizia ha pubblicato un articolo - a firma di Antonella Sinopoli - su un caso in Nigeria che, se non altro, ha avuto il merito di attrarre l’attenzione dei media (sebbene non proprio di tutti) sulla pesantissima violazione del diritto internazionale rispetto al trattamento dei minorenni in carcere. La notizia riportata da Nigrizia si riferiva al rilascio di 29 adolescenti - tutti tra i 14 e i 17 anni - arrestati durante le proteste dello scorso agosto contro le politiche economiche del governo di Abuja. I tumulti di piazza - sia nella capitale Abuja che nella popolosissima Lagos (16 milioni di abitanti) - erano rivolti contro il presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu che, pubblicamente, aveva assunto atteggiamenti di apertura verso i manifestanti, mentre però la polizia ha invece mostrato il volto duro della repressione, arrivando al coprifuoco di 24 ore.

Le ragioni delle proteste in Nigeria. Le regioni principali delle proteste erano (e sono ancora) legate alla difficile situazione economica del Paese più popoloso dell’Africa (230 milioni di abitanti) e il modo in cui il governo ha cercato di risolverla. Nell’ultimo anno il governo ha fatto riforme che non hanno affatto migliorato la situazione: ci sono infatti ancora 84 milioni di nigeriani (cioè il 37% della popolazione) che vivono al di sotto della soglia di povertà, secondo i dati diffusi dal World Food Programme. Va anche ricordato che la Nigeria si trova al 158° posto dell’Indice dello sviluppo umano su 188 Paesi presi in esame

La situazione delle carceri minorili a livello mondiale. In molti Paesi, spesso, i ragazzi e i ragazzini vengono tenuti in celle assieme agli adulti. Un’informazione davvero allarmante, questa, che è però quasi impossibile riportare con maggiori dettagli proprio perché la ricerca di notizie ufficiali a riguardo è complicatissimo averli. Una ragione di più per essere sospettosi sul modo in cui bambini e adolescenti, in molti Paesi del mondo, vengono trattati una volta che entrano in contatto con i sistemi giudiziari.

Le cifre che riguardano il sistema carcerario USA. C’è dunque soltanto l’ultimo rapporto dell’Unicef che l’anno scorso ha fornito appunto la stima di 28 bambini o adolescenti reclusi ogni 100.000 abitanti, a livello mondiale. Stando alle informazioni fornite dall’Office of Juvenile Justice and Delinquency Prevention, ormai quasi 4 anni fa, (nel 2021) nelle carceri USA c’erano circa 25mila ragazzi (tra maschi e femmine) di età inferiore ai 18 anni. Dieci anni prima, nel 2011, pare fossero 60mila. A questo proposito va segnalata la denuncia di alcune ONG per la difesa dei minori secondo le quali fino all’85% dei ragazzi e ragazzini detenuti erano (e forse sono ancora) detenuti in prigioni per adulti e che una percentuale altissima dei giovani dietro le sbarre è nero.

Il destino degli adolescenti africani detenuti. Diverso sembra invece il destino dei bambini e degli adolescenti africani ai quali il destino riserva l’esperienza del carcere. Dal rapporto dell’UNICEF non emergono dati di nessun genere a riguardo, per cui - al momento - è legittimo ritenere che i ragazzi ai quali è riservato il carcere, in molti Paesi africani sembrano destinati a precipitare in un pozzo nero dal quale pochi di loro riusciranno ad uscire. E, semmai vi riuscissero, per loro la vita sarà ancora più difficile e impervia dei loro coetanei che quell’esperienza non hanno vissuto. Un report di Human Rights Watch sottolinea quanto i sistemi giudiziari delle 54 nazioni africane agiscano in modo arbitrario, tenendo ad esempio in carcere i minori per periodi di tempo assolutamente spropositati rispetto ai crimini contestati che richiederebbero ben altri trattamenti. In Zambia, ad esempio, l’assenza di una giurisprudenza applicata alla giustizia minorile fa sì che i bambini possono attendere mesi o addirittura anni prima che i loro casi vengano conclusi.

I “buchi” del sistema anagrafico: i bambini trattati come adulti. Un altro grande problema nella gestione della pubblica amministrazione in numerose nazioni africane è quella della certificazione delle nascite. Ci sono insomma bambini che non sono registrati quando nascono e che quindi non appena, per qualche ragione, varcano la soglia del sistema giudiziario penale, vengono trattati come se fossero adulti.

Le detenzioni a tutte le età per la “sicurezza nazionale”. A tutto questo va aggiunto anche un altro elemento aggravante: quello secondo il quale molte detenzioni vengono imposte per ragioni di sicurezza nazionale. Gli arresti effettuati in Nigeria nell’agosto scorso - ricordati dall’articolo di Nigrizia - sono tra questi. Di più: non si conosce affatto il numero dei bambini e degli adolescenti che, sempre in nome della sicurezza nazionale, vengono tenuti in carcere in Afghanistan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Iraq, in Somalia, in Siria, con le accuse di appartenere a gruppi eversivi armati.

Ergastoli e pena di morte per minorenni. In 73 Stati nel mondo - secondo stime di alcuni anni fa - ci sono state condanne all’ergastolo di persone per reati commessi quando avevano meno di 18 anni; altri 49 Stati hanno consentito condanne a 15 anni o più e 90 Stati a 10 o più anni. Per quanto riguarda la pena di morte, questi ultimi anni hanno registrato in Africa progressi costanti verso l’abolizione: Ciad (maggio 2020), Sierra Leone (luglio 2021), Repubblica Centrafricana (maggio 2022), Guinea Equatoriale (agosto 2022), Zambia (dicembre 2022), Ghana (luglio 2023), Zimbabwe (febbraio scorso).

Le cifre delle pene capitali. Ma ci sono Paesi in cui viene ancora oltre che sentenziata anche eseguita. Tra questi c’è la Somalia. Secondo Amnesty International nel 2023 a livello globale ci sono state 1.153 esecuzioni, un aumento del 31% rispetto alle 883 del 2022. I paesi con il numero più alto di esecuzioni sono la Cina (dove comunque il numero esatto rimane un segreto di Stato) Iran, Arabia Saudita (con i numeri più alti), Somalia e USA. Alla fine del 2023 si contavano almeno 27.687 persone nel braccio della morte in tutto il mondo. E dal 1990 al 2022, l’ONG ha registrato 163 esecuzioni di bambini in 10 paesi. Tra questi Repubblica Democratica del Congo (eseguita nel 2020 su un ragazzo di 14 anni), Nigeria, Sud Sudan, Sudan.

I ragazzini reclusi negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti - a quanto risulta - sono al primo posto nel mondo industrializzato per numero e percentuale di bambini rinchiusi in istituti di detenzione minorile, con oltre 60.000 bambini in tali strutture, secondo dati risalenti però al 2011. Dati raccolti dalla Annie E. Casey Foundation, che si occupa di giustizia minorile e altre questioni relative ai diritti dei bambini. Gli Stati Uniti inviano anche un numero straordinario di bambini in carceri e prigioni per adulti, più di 95.000 nel 2011, secondo le stime di Human Rights Watch e dell’American Civil Liberties Union, con poche opportunità di istruzione o riabilitazione significative.

Amnesty: le esecuzioni di minorenni. Il Patto internazionale sui diritti civili e politici, uno dei tre trattati internazionali collettivamente denominati Carta internazionale dei diritti umani, stabilisce che la pena di morte “non deve essere imposta per crimini commessi da persone di età inferiore ai diciotto anni”. Nonostante tale requisito esplicito, diversi paesi in tutto il mondo continuano a giustiziare prigionieri per crimini che si dice abbiano commesso prima dei diciotto anni.

L’Iran è il più prolifico esecutore di minorenni al mondo. Il rapporto dell’agosto 2015 del Segretario generale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Iran ha espresso preoccupazione continua “per la frequenza delle esecuzioni, in particolare per reati legati alla droga e di minorenni”. Il rapporto delle Nazioni Unite ha affermato che, sebbene non fossero disponibili dati ufficiali al pubblico, 160 minorenni sarebbero stati condannati a morte nel paese nel 2014.

Ma non è l’unico Paese che manda a morte minori. Amnesty International segnala che i tribunali militari nella regione semi-autonoma del Puntland in Somalia continuano a eseguire esecuzioni di bambini. Cinque ragazzi, tutti di età compresa tra 14 e 17 anni, sono stati giustiziati l’8 aprile 2017 per il loro presunto coinvolgimento nell’uccisione di tre alti funzionari governativi da parte del gruppo armato Al-Shabaab. Michelle Kagari, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Africa orientale, il Corno d’Africa e i Grandi Laghi, ha affermato: “Questi cinque ragazzi sono stati giustiziati a seguito di un processo fondamentalmente imperfetto durante il quale sono stati torturati per confessare, è stato negato loro l’accesso a un avvocato e alle protezioni aggiuntive concesse ai minorenni, e processati in un tribunale militare”.

E in Arabia Saudita... L’organizzazione per i diritti umani Reprieve riferisce che l’Arabia Saudita ha giustiziato almeno quattro minorenni nel gennaio 2016 durante un’esecuzione di massa di 47 persone. Secondo Reprieve, uno dei quattro, Ali al-Ribh, era stato arrestato a scuola, torturato per confessare falsamente il suo coinvolgimento in proteste antigovernative e giustiziato. L’organizzazione riferisce che altri tre minorenni sauditi, arrestati in seguito alle proteste pro-democrazia del 2012, rischiano l’esecuzione dopo essere stati “torturati per firmare false ‘confessioni’, che sono state utilizzate in un tribunale segreto antiterrorismo per condannarli e condannarli a morte”.