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di Irene Famà

La Stampa, 12 maggio 2026

Andrea Ostellari, Sottosegretario alla giustizia: “I ragazzi sono privi di punti di riferimento, bisogna prevenire e pensare a spazi di aggregazione oltre a monitorare i social dove passano messaggi sbagliati” Il senatore leghista Andrea Ostellari, sottosegretario al ministero della Giustizia, ne è convinto: “I ragazzi devono essere al centro dell’agenda politica”. Insomma: “Prima i giovani”.

 

Decreto Caivano, decreto sicurezza: la lista delle nuove norme è lunga eppure i dati sulla violenza giovanile restano allarmanti. L’approccio repressivo ha fallito?

“Non semplifichiamo. C’è la questione repressiva e quella di prevenzione ed educativa. Per combattere la violenza giovanile stiamo agendo su tre direttrici”.

 

La prima?

“Creare spazi di aggregazione sani al di là della strada, dove i giovani spesso si uniscono in bande e il punto di riferimento diventa il bullo”.

 

A quali spazi si riferisce?

“Alla scuola che, come già previsto dal ministro Valditara, prolunga l’apertura pomeridiana. E agli investimenti sulle associazioni sportive, perché possano accogliere anche i ragazzi delle famiglie che oggi non riescono a sostenere i costi di iscrizione”.

 

Con i decreti, però, aumentano i reati e si inaspriscono le pene. Una contraddizione?

“È la violenza che sta aumentando esponenzialmente. Per questo siamo intervenuti con i decreti, che introducono anche strumenti di prevenzione. L’Italia è il primo Paese ad aver applicato l’ammonimento, che abbiamo esteso anche ai reati spia per gli adolescenti tra i dodici e i quattordici anni, con il coinvolgimento delle famiglie. Su questo tema la Lega si è battuta con convinzione”.

 

Ammonire per educare?

“Per impedire che il danno diventi maggiore. Ci sono azioni da reprimere, altre che possono essere intercettate, anticipate. Sui giovani bisogna ragionare a 360 gradi”.

 

Il carcere come ultima ratio eppure con i decreti gli arresti sono destinati a lievitare…

“C’è un’esigenza molto precisa, che è quella di tutelare i ragazzi. Toglierli dalla strada e dalle mani di quei criminali che li utilizzano per commettere reati. Come Dipartimento minorile stiamo investendo molto e abbiamo realizzato tre nuovi istituti penitenziari finalmente moderni”.

 

Più carceri non è sinonimo di politiche esclusivamente repressive?

“Assolutamente no. Stiamo realizzando istituti che non sono solo spazi di reclusione, ma luoghi di educazione e riabilitazione. Sono stati avviati programmi di cinema, teatro, iniziative per imparare un mestiere. E in Lombardia abbiamo già aperto due comunità socioterapeutiche per i giovani che hanno dipendenze, e stiamo lavorando per farlo anche nelle altre regioni”.

 

L’età dei ragazzi che delinquono è sempre più bassa. Perché?

“Questi ragazzi violenti sono privi di buoni esempi, a partire dalla famiglia. Mancano di conoscenza e di curiosità. Molti di loro non conoscono neanche gli eventi tragici della nostra storia, come gli Anni di piombo e le Brigate rosse. Non hanno punti di riferimento”.

 

Uso dei social: il tema è in discussione in Parlamento?

“Il dibattito è aperto. Si discute se vietare i social agli under 14 o 15, ma, aldilà dei dettagli, siamo tutti d’accordo che bisogna responsabilizzare tutti all’uso dello strumento. Nei social i ragazzi rischiano di perdersi, trovano messaggi sbagliati, cattivi esempi. La Lega, sul tema, ha già depositato due proposte di legge”.

 

I protagonisti delle ronde sono vicini a gruppi di estrema destra. Non pensa che anche la politica dovrebbe rivedere certi toni e certi slogan?

“Gli estremismi di destra e sinistra sono dannosi. Bisogna avere la capacità di affrontare i temi con responsabilità e serietà. È un esercizio che fa bene a tutti”.