di Elisa Forte
La Stampa, 11 settembre 2026
La sfida a Valditara. La campagna punta ad abrogare la legge sul consenso informato. Ora la parola passa a Cassazione e Consulta. Cresce il pressing sui partiti. A un mese e quattro giorni dall’avvio della campagna, la raccolta firme per il referendum che punta a ripristinare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole ha superato la soglia delle 500mila firme, tra online e cartacee, raggiungendo quota 545.671. “Cinquecentomila sono la soglia necessaria, ma ogni firma in più aumenta il peso politico e sociale della nostra richiesta. Ringraziamo volontari, associazioni, sindacati, studenti, insegnanti, artisti, creator e soprattutto le centinaia di migliaia di persone che hanno reso possibile questo risultato. Ora non fermiamoci: continuate a firmare e a far firmare”, dichiarano Fabrizio Marrazzo, ingegnere e attivista Lgbtq+, fondatore e portavoce del Partito Gay e l’avvocata Marina Zela, promotori del referendum.
Alla fine del mese le firme verranno depositate alla Corte di Cassazione, che dovrà verificarne la validità. Alla Corte Costituzionale spetterà invece valutare l’ammissibilità del quesito entro il 10 febbraio 2027. Il testo recita: “Volete che sia abrogata la legge 104 del 9 giugno 2026, recante “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 22 giugno 2026?”. Se l’iter sarà confermato, il referendum potrà svolgersi entro giugno 2027.
Cosa prevede il referendum - Il quesito punta ad abrogare integralmente la legge Valditara sul consenso informato (la 104/2026, in vigore da questo anno scolastico), che - sottolinea il Comitato promotore - “vieta l’educazione alla sessualità all’Infanzia e alla Primaria e, per gli altri cicli, subordina ogni attività al consenso scritto delle famiglie, da richiedere con sette giorni di preavviso”. L’obiettivo dei promotori è ripristinare l’educazione sessuo-affettiva in tutti gli ordini di scuola, ritenuta “necessaria ad ogni età”, pur con linguaggi e modalità diverse a seconda dell’età degli studenti. Marrazzo e Zela precisano però che “l’abrogazione non introdurrebbe automaticamente una nuova materia obbligatoria: eliminerebbe le regole speciali del 2026, lasciando in vigore le norme generali su autonomia scolastica, offerta formativa e partecipazione delle famiglie.
Il fronte politico e le associazioni - Oltre al referendum, il comitato promotore chiede ai partiti impegni concreti nei programmi elettorali: Movimento 5 Stelle e Partito Democratico si sono già fatti avanti, ora si attende l’adesione di altre forze politiche. Molti hanno raccolto anche l’appello di Franco Isceri, padre di Lorena -uccisa dall’ex fidanzato che l’ha gettata dal viadotto dell’A1- che ha chiesto alla politica “unità, più educazione nelle scuole e il potenziamento dei centri antiviolenza”. Tra le prime a rispondere è stata Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci alle Pari Opportunità. Ha invitato “maggioranza e opposizione a sedersi allo stesso tavolo per costruire insieme una legge nazionale sull’educazione sessuo-affettiva”. “Non possiamo ritrovarci uniti solo dopo ogni femminicidio - ha aggiunto -dobbiamo esserlo prima, investendo in prevenzione ed educazione”.
Ha risposto all’appello anche la Fondazione “Una, nessuna, centomila” sottolineando l’urgenza di “un cambiamento culturale che passi anche da scuola, cinema, musica e teatro”. “Sappiamo che le richieste del papà di Lorena sono giuste - sottolinea la Fondazione guidata da Giulia Minoli - Ma non sono neutre. La violenza contro le donne nasce dentro una cultura patriarcale che dobbiamo cambiare. Il vento di destra che, anche in Europa, arriva a mettere in discussione persino il femminicidio ci preoccupa”. La Fondazione Una Nessuna Centomila “cerca di fare la propria parte” promuovendo “educazione sessuo-affettiva nelle scuole, sostegno ai Centri Antiviolenza, formazione di funzionari e dirigenti della Polizia di Stato. E ora stiamo lavorando anche al progetto NessunaEsclusa per offrire supporto psicologico, legale e amministrativo alle vittime di femminicidio”.









