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di Massimiliano Peggio

La Stampa, 3 maggio 2024

In tutto il Piemonte sono poco più di 900 i minori migranti accolti dalla rete solidale regionale e Asti è la provincia più solidale e accogliente in rapporto ai residenti. “Maestra, mamma, fratello”. L’accoglienza per i ragazzi minorenni arrivati dal mare, dalle coste dell’Africa, inizia con parole semplici. Ziyed, egiziano, le ha scritte in stampatello su un foglio a quadretti. Le legge e le ripete producendo un suono aspirato. “Sto imparando la lingua”. Sorride mostrando il ciondolo portafortuna che ha al collo. Sogna di diventare un cuoco. “Ho avuto paura là, in mezzo al mare, tra le onde, su una barca instabile. Ora sento di poter fare qualcosa di buono nella mia vita” dice. L’ultimo arrivato ha 16 anni, dal Gambia. Parla solo inglese. Ha viaggiato per undici giorni su una barca con 250 persone, attraverso la rotta atlantica, sfidando l’oceano. “Sono arrivato in Spagna - racconta - Da lì ho raggiunto l’Italia. Ho dormito alcuni giorni in stazione prima di arrivare qui”.

Qui, nel suo racconto, è una casa a due piani di Castagnole Monferrato, in provincia di Asti. Pavimenti bianchi, un cortile con in mezzo un tavolo da Ping pong, vetrate luminose. Castagnole è un paese minuscolo, incastonato tra le colline patrimonio Unesco. Vigne, dimore antiche, strade strette. Anziani a passeggio che si lamentano dello spopolamento e delle case decrepite, abbandonate dai giovani. Da alcuni mesi, questo angolo di Monferrato, è diventato anche rifugio per “minorenni stranieri non accompagnati”. Così vengono definiti con lessico ministeriale i migranti adolescenti che approdano sul territorio nazionale. Sono ragazzi che partono dal Senegal, dal Mali, dall’Egitto, dal Marocco. C’è chi parte all’insaputa delle famiglie e chi è spinto dai genitori ad abbracciare il sogno europeo con un pugno di soldi in tasca. Un sogno che è tale solo al di qua del mare, perché l’approdo è tutt’altra cosa. Così, pieni di fiducia, si mettono in coda sulle spiagge e finiscono, in genere, per essere stipati sulle barche senza dover sborsare denaro agli scafisti. L’unico vantaggio di essere minorenni.

Asti, nel primo centro per i minori migranti: i nostri sogni dopo il lungo viaggio

Questa casa affacciata sulle colline è uno dei fiori all’occhiello del “modello Asti”, la provincia più solidale e accogliente del Piemonte, in rapporto ai residenti. Lo dice, sottolineando con forza il risultato, il prefetto Claudio Ventrice mentre snocciola i dati dei migranti ospiti nelle strutture accreditate. “In questo momento sono oltre novecento le persone accolte in tutta la provincia. Quattro cooperative gestiscono i minori. Dallo scorso dicembre, la maggior parte dei giovani è ospite nel centro che si trova a Castagnole Monferrato, il primo Cas per minori dell’Astigiano”. In Tutto il Piemonte sono poco più di 900 i minori migranti accolti dalla rete solidale regionale. “All’inizio l’amministrazione comunale di Castagnole ha fatto un po’ di ostruzionismo - aggiunge il prefetto - Poi però ha cambiato idea, si è resa conto che questi ragazzi non sono una minaccia per la comunità, sono giovani per bene. In più ha potuto constatare che la struttura funziona bene e che si possono realizzare dei progetti di collaborazione”.

A gestire il centro di Castagnole, interamente riservato ai ragazzi adolescenti, è la cooperativa Fenice di Asti. “Il nostro progetto di accoglienza - spiega il presidente, Stefano Rigoli - si basa su un percorso educativo: offriamo dei corsi di base per insegnare la lingua italiana, così da permettere loro di muovere i primi passi nel solco dell’integrazione”. Ai ragazzi vengono consegnate tute, magliette, scarpe. Ognuno ha un posto dove dormire, uno spazio tutto per sé. Le stanze sono suddivise per aree di provenienza. Ci sono ambienti comuni. Un servizio di ristorazione che cucina menu in base alle esigenze religiose. Alcuni educatori seguono gli ospiti sia all’interno, sia nelle attività all’esterno. Tra gli operatori c’è Osawaru. Lui è cresciuto in Nigeria, ma in realtà è nato in Italia. Strana la sua storia di naufrago, costretto a solcare il mare clandestinamente pur essendo cittadino italiano. Nessuno voleva credere al suo racconto. “Non è una storia, ma è la mia vita” dice. Oggi fa l’educatore, insegna agli altri ragazzi migranti ad avere fiducia in questa strana Italia. “Questo è un buon posto, si sta bene perché quando i ragazzi hanno un problema possono condividerlo con gli operatori o con il direttore della strutta. C’è qualcuno che li aiuta”.

Il cuore del progetto è l’istruzione. Grazie ad un accordo con il polo scolastico provinciale per adulti, i giovani migranti possono frequentare lezioni giornaliere nel complesso di aule e laboratori che si trova a ridosso del centro di Asti. I ragazzi fanno la spola tra Castagnole e la città. Sempre accompagnati dal personale della cooperativa. “Conquistiamo la loro fiducia - aggiunge Rigoli - e a tutti cerchiamo di offrire un’opportunità per scommettere sulle proprie capacità individuali”. Una volta alla settimana si ritrovano tutti insieme attorno al tavolo della cucina e giocano con le carte dei bisogni. Una sorta di confessionale collettivo, per aiutarli a trovare il coraggio di guardare dentro sé stessi e raccontarsi. E anche per creare legami tra una comunità tanto eterogenea, per provenienze e culture. “I bisogni cambiano, ci sono differenze profonde tra i ragazzi - spiega Mara Gilli, psicologa - C’è chi punta su bisogni relazionali e chi ha necessità di qualcosa di fondamentale per la sopravvivenza. Con questo gioco semplice li aiutiamo a comprendersi meglio e a facilitare il loro percorso di integrazione”.

Ora questo “modello Asti” potrebbe raggiungere un livello superiore. Sebbene ambizioso e non privo di difficoltà. Da pochi giorni la cooperativa Fenice ha ottenuto dalla prefettura il via libera ad aprire un secondo Cas in provincia, nel territorio di Asti, a pochi minuti d’auto dal centro. Un rifugio per 25 posti. L’iniziativa prevede l’acquisto e il recupero di un complesso turistico, Cascina Lissona, un ex agriturismo. Una bella casa in mezzo al verde con un porticato e una piscina. Anche qui ci saranno letti a castello, scrivanie, una cucina comune. Nel cassetto un progetto, legato a quella proprietà di sette ettari con terreni, un capannone che un tempo veniva utilizzato per lavorare carni e verdure, e un piccolo ristorante. “Questi ragazzi, se affrontano il giusto cammino - spiega Rigoli - possono diventare un’opportunità per le aziende del territorio, sempre alla ricerca di manodopera qualificata. Ecco perché in questo luogo vorremmo creare non solo una struttura di accoglienza ma anche un polo di formazione, con laboratori professionali e artigianali, per insegnare a coltivare la terra, fare i panettieri, a lavorare in officina”.