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di Carlo d’Elia

Corriere della Sera, 8 luglio 2024

Lo sfogo della signora Debora Russo, vedova di Claudio Manara, sindaco suicida a Corte Palasio: dopo la tragedia che ha colpito la sua famiglia lo scorso 29 maggio durante la campagna elettorale: “Era amareggiato per le tante bugie dette nei suoi confronti”. “Ricordo bene quella serata: una volta tornati a casa mio marito si è sdraiato sul divano, sudava, non era tranquillo. Non riusciva a capire come poteva difendersi da tutte quelle false accuse emerse in una campagna elettorale piena d’odio. Era amareggiato per le tante bugie dette nei suoi confronti”. Sfogliando le carte raccolte nell’ultimo mese, non riesce a darsi pace Debora Russo, la moglie di Claudio Manara, 67 anni, il sindaco di Corte Palasio, comune di appena 1.500 abitanti nel Lodigiano, morto suicida il 29 maggio.

La donna ripercorre le ultime 24 ore del marito, ex bancario e sindacalista: l’evento pubblico per la presentazione della lista per il secondo mandato da sindaco la sera del 28 maggio, la discussione sul presunto sovraindebitamento comunale, il post su Facebook scritto qualche ora prima di morire contro “gli urlatori da bar” e l’ultima telefonata con il suo Claudio, alle 18.29, poche ore prima del decesso. Poi, alle 21, la tragedia, con la scoperta del cadavere in Comune da parte della stessa moglie, sposata nel 2020, con cui da 13 anni condivideva tutto. Uno choc tremendo, l’inizio di un calvario per lei e i suoi due figli, avuti da un’altra relazione. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo per istigazione al suicidio.

Cosa ricorda del 29 maggio?

“Ho chiamato Claudio come facevo sempre. Abbiamo parlato della cena, del fatto che accompagnavo il cane dal veterinario, tutto è sempre stato sotto controllo. Poi la tragedia. Capisce perché è stato uno choc tremendo? Qualcosa di impossibile da prevedere. Anche se Claudio, in effetti, soffriva molto per le cattiverie e falsità dette da qualcuno sul suo conto”.

Cos’è accaduto durante la presentazione della lista del 28 maggio?

“È stata una serata con un dibattito molto acceso. I toni sono stati esasperati, veniva interrotto spesso, ma è stato solo il culmine di una lunga campagna elettorale piena di attacchi frontali, non solo verso l’amministrazione comunale, ma contro la persona”.

In che senso?

“In tre settimane sono arrivati centinaia di insulti sempre dalle stesse persone. Sono riuscita a fare delle ricerche sui social e ho trovato una quantità enorme di termini lesivi utilizzati contro mio marito. È stata una campagna elettorale d’odio e di strumentalizzazioni, non altro. Qualcosa di pesante, impossibile da sostenere per chiunque”.

Per esempio?

“Argomenti fantoccio come la presunta indagine della Corte dei Conti, poi archiviata per un errore di trascrizione di un dipendente dell’ufficio finanziario, che peraltro aveva pubblicato sul sito ufficiale del Comune la propria “responsabilità in buona fede”. Era solo un atto denigratorio contro Claudio, che era cristallino e di una disponibilità e correttezza uniche”.

C’è un momento particolare che le rimarrà in mente?

“Le parole di Claudio la sera prima della tragedia. Nel suo intervento durante la presentazione del suo programma elettorale, ha dedicato l’ultima slide a elencare solo una parte degli insulti ricevuti sui social, per poi concludere dinanzi a tutti i presenti: “Io non ce la faccio più”. A pensarci mi vengono i brividi”.

Suo marito aveva deciso di ricandidarsi per il secondo mandato dopo aver vinto nel 2019.

“Cinque anni fa, Claudio aveva pensato di candidarsi. Non era un politico di professione, ma voleva dare il suo contributo per la comunità. E aveva vinto per soli quattro voti. Credeva nella sana politica. Ricordo ancora la prima cosa che aveva fatto appena eletto: aveva chiamato l’Auser di Corte Palasio per essere accompagnato dai cittadini disabili. È sempre stato legato al sociale”.

Cosa chiede ora?

“Io non ho più mio marito, è difficile andare avanti. Ma bisogna fermare questo delirio mediatico. Bisogna fermarlo. Serve la sensibilità di tutti per riuscire a capire quando fermarsi e limitarsi con le accuse. Serve un freno, verso la lesione della moralità di una persona. Mio marito aveva depositato in passato anche delle querele per diffamazione, ma tutto era finito in nulla. Ora chiedo giustizia. Voglio sapere la verità. Quello che è accaduto a lui non deve accadere più”.