di Errico Novi
Il Dubbio, 30 marzo 2021
I partiti di maggioranza voteranno compatti sulla presunzione d'innocenza. I limiti alle dichiarazioni dei pm saranno recepiti nel ddl di delegazione europea come chiesto da Costa e Annibali: secondo successo di Cartabia.
Due su due. La percentuale di successo nella gestione dei conflitti è, per Marta Cartabia, già da record, almeno alla voce "crisi di maggioranza sulla giustizia". Dopo l'ordine del giorno condiviso sulla prescrizione, e scritto dalla guardasigilli dietro le quinte del voto di fiducia a Draghi, oggi sempre a Montecitorio si assisterà, udite udite, al voto unanime dei partiti di governo sulla presunzione d'innocenza.
Appuntamento da non perdere: alle 16 in Aula. Sabato scorso la ministra ha riunito per la seconda volta in cinque giorni gli sherpa delle forze alleate e ha suggellato l'intesa (che era stata anticipata dal Dubbio). Si è superata la frizione apertasi ancora una volta fra garantisti e Movimento 5 Stelle, con l'accordo che sarà tradotto nel voto di oggi: via libera all'emendamento, che modifica la legge di delegazione europea, con il quale viene integralmente recepita la direttiva Ue sulla presunzione d'innocenza (la 343 del 2016). Un passo avanti anche sul piano politico? Sì, perché vince un metodo di lavoro: sui principi non si litiga, basta intendersi sulle forme.
È premiato l'attivismo di due figure che alla Camera non hanno alle spalle gruppi numerosi: Lucia Annibali di Italia Viva ed Enrico Costa di Azione. Sono loro i firmatari dei principali emendamenti che hanno convinto gli alleati a introdurre la presunzione d'innocenza anche per legge ordinaria (è già in Costituzione all'articolo 27...). L'ex viceministro della Giustizia aveva depositato più proposte, alternative fra loro: oltre al "recepimento secco" della direttiva garantista, sul quale si è trovata l'intesa, aveva ipotizzato anche la declinazione particolareggiata del principio. A partire dal suo effetto più rilevante: i limiti per le Procure nel presentare, sui giornali, la persona accusata come se fosse già colpevole.
Ma anche senza la specifica norma invocata da Costa, basta già il puntuale contenuto della direttiva Ue, che mira a colpire proprio la giustizia mediatica, vale a dire la sconcertante abitudine di dare per scontata la condanna, attraverso i media, come se il processo si fosse già celebrato. Secondo Annibali "si ritorna a seguire il dettato costituzionale, un cambio di passo che ci soddisfa pienamente". Costa parla di "passo avanti sulla strada dello Stato di diritto", e ricorda che l'iniziativa del suo partito, Azione, era stata sostenuta fin dall'inizio anche da Riccardo Magi di + Europa.
Qual è il trucco? Con Bonafede, Costa si era visto costretto alla tecnica del siluro, come per gli emendamenti con cui lui, ma anche Italia viva e quasi l'intero centrodestra, avevano cercato di congelare l'effetto della "nuova" prescrizione. Grazie a Cartabia è passata un'altra logica: se il principio è sacrosanto non lo si elude, ci si deve solo mettere d'accordo sul come e soprattutto sul quando. Il via libera di oggi sarà, per la guardasigilli, "una bella pagina, un accordo su un principio fondamentale, che è un mattone della costruzione a cui stiamo lavorando", come ha tenuto a dire al termine della riunione di sabato.
Si tratterà di capire quali iniziative concrete saranno assunte verso i pm che violassero il principio della direttiva (cosa che però inizia a farsi difficile: verrebbe violato non un precetto disciplinare o deontologico ma una legge dello Stato, quella che sarà approvata oggi e dovrà ripassare in Senato). Con il metodo dei principi costituzionali, e perciò insuperabili, si riesce a trovare un'intesa con lo stesso Movimento 5 Stelle.
A cui non erano piaciute le puntualizzazioni degli emendamenti "minori" avanzati da Costa, e che si ritiene soddisfatto per la soluzione del "recepimento secco". Poi toccherà capire se il metodo sarà seguito anche sulla prescrizione. I partiti potranno emendarla nel ddl penale fino al 23 aprile, Cartabia ha smentito di essere irritata per l'anticipo del termine rispetto all'idea di partenza, inizio maggio.
Sarà così possibile "valutare gli emendamenti che saranno presentati e, quindi, tenerne conto nella sintesi che" la ministra "intende fare al termine del lavoro, previsto per fine aprile, dei tavoli appositamente costituiti al ministero", hanno spiegato fonti di via Arenula. Il terzo banco di prova, la rettifica della norma Bonafede, è ovviamente il più difficile di tutti. Ma oggi, dopo il 100 per cento al tiro dalla distanza, chi è che se la sentirebbe di scommettere contro la ministra?










