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di Mattia Feltri

huffingtonpost.it, 2 giugno 2025

La premier disarmata davanti all’omicidio di Martina Carbonaro: “Eppure le leggi le abbiamo fatte…”. Ma ancora, dopo aver inventato 62 nuovi reati in un paese che ne commette sempre meno, non è pronto il disarmo: Giulia Bongiorno propone di arrestare i dodicenni. La sciagura giuridica del femminicidio. L’omicidio di Martina Carbonaro lascia senza fiato la premier Giorgia Meloni come ha lasciato senza fiato ognuno di noi. Da Astana, capitale del Kazakistan, venerdì ha speso parole dolenti e smarrite: “Forse non riusciamo a capire quello che succede alle nuove generazioni”, su cui infuria un inspiegabile aumento di violenza e autolesionismo, dice.

A parte l’assunto di partenza, basato su numeri insufficienti, probabilmente malintesi, sicuramente enfatizzati, e a parte la sciagurata mania di inventare emergenze dove non ce ne sono, i toni disarmati di Meloni sarebbero paradossalmente rassicuranti, se preludessero davvero a un disarmo.

Confesso che non ho risposte, dice Meloni di Astana, perché le leggi le abbiamo fatte, dice, eppure… Si riferisce apertamente alla legge che mira all’introduzione del reato di femminicidio e presumibilmente alle leggi studiate dopo i casi di Caivano, per le quali è diventato più facile arrestare i minorenni e le pene previste, in caso di colpevolezza, più severe. Eppure… Abbiamo un governo non al corrente delle pagine a tonnellate riempite di studi - recenti, meno recenti e antichi - in cui si spiega al dettaglio che inasprire le pene non dissuade dal commettere reati. E invece la presidente del Consiglio e i signori ministri, fra cui giuristi di qualche rilievo, erano convinti di raddrizzare il mondo chiudendolo in cella.

Noi qui lo abbiamo detto pressoché un miliardo di volte. L’Italia è un paese fra i più sicuri del pianeta, quello europeo in cui si commettono meno reati violenti, in cui gli omicidi calano costantemente da oltre un trentennio (1916 nel 1991, 319 nel 2024), sono in crescita soltanto le truffe, specialmente online, ma i carcerati continuano ad aumentare: quando si insediò l’attuale governo, nel settembre del ‘22, erano 55 mila e 800, adesso sono quasi 62 mila. I detenuti minorenni erano 392, adesso oltre seicento, quasi il doppio, moltissimi in attesa di giudizio. Le carceri minorili - una volta venivano qui a studiarle da tutto il mondo - sono andate in sovraffollamento, le tensioni si fanno quotidiane, le ribellioni frequenti, così si varano leggi per punire più duramente le ribellioni, col risultato che il sovraffollamento peggiora, le tensioni pure e avanti così. Poi ci si chiede dolenti che stia succedendo ai nostri ragazzi.

È imbarazzante: le leggi le abbiamo fatte, eppure… In un ottimo pezzo che abbiamo pubblicato ieri, Alberto Gentili quantifica nello sproposito di sessantadue i nuovi reati introdotti dal governo. Poi però uno sciaguratissimo ragazzo uccide lo stesso Martina Carbonaro, e loro dicono: eppure le leggi le avevano fatte… (l’unico risultato, spiega sempre Gentili, sono buoni sondaggi di gradimento, perché l’intero paese ambisce a diventare un gigantesco penitenziario a cielo aperto, finché naturalmente ci finiscono gli altri).

Purtroppo non sembra il preludio a un ravvedimento. Intervistata dal Corriere della Sera, la presidente leghista della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, ha una soluzione pronta: abbassare da quattordici a dodici anni l’età imputabile. Geniale. Arrestare, arrestare sempre di più, sempre più ragazzi, sempre più giovani, ora anche i bambini. E poi: “Eppure…”.

Un’ottusità politica senza fine, buona la rima con crudeltà, fondata sull’assunto che i social generano violenza, e l’onorevole Bongiorno lo dice così, senza indicare quale studio scientifico abbia dimostrato una correlazione fra incremento della violenza e tempo trascorso sui social. E infatti è uno studio che non esiste. Noi stiamo sempre più sui social, i reati violenti diminuiscono, semmai aumenta l’odio in rete - ed è un altro discorso - però per Bongiorno vanno proibiti gli smartphone e ammanettati i bambini.

Nel frattempo ottanta giuriste, su poco più di un centinaio che insegnano nelle università italiane, firmano un appello per dichiarare inutile e inapplicabile la legge sul femminicidio (leggete qui la bella intervista a Milli Virgilio di Federica Olivo), ma è come se nessuno se ne fosse accorto. Il governo va avanti. Prevede che il femminicidio sia sempre punibile con l’ergastolo. Cioè, durante una lite un uomo colpisce una donna che, cadendo, picchia la testa e muore: ergastolo. Un altro uomo la sequestra, la porta in cantina, la tortura una settimana e poi la ammazza: ergastolo. Tutto uguale. Quindi inapplicabile. È la solita illusione della vendetta che travolge la necessità della giustizia. Il prossimo passo sarà il patibolo