di Alessandra Di Dio
Corriere del Mezzogiorno, 30 dicembre 2021
In un docu-film le storie dei giovani dell'istituto minorile. Il regista Sannino: il riscatto è possibile. La storia di Mirea è una realtà che racchiude tante storie. Una fotografia reale del carcere minorile di Nisida con le sue contraddizioni, speranze e sogni. Quello più importante è sperare di vivere "fuori". Dove c'è il mare che porta lontano. Il racconto di una ragazza di 16 anni, arrestata con sua madre per spaccio di cocaina, si intreccia ad altre vicende simili o peggiori.
Mirea incontrerà una compagna di cella che ha ucciso sua madre e il compagno, entrambi criminali e dai quali lei scapperà. Sono adolescenti in un tunnel buio. C'è chi ha trovato la luce o ne ha visto solo uno spiraglio. Giorni fa è stato il docufilm (Mirea, appunto) è stato presentato presso Università Partenope. A moderare l'incontro la docente Maria Luisa Iavarone. Mirea, dal latino mirari (guardare con stupore) è il nome di fantasia attribuito alla giovane protagonista, l'attrice Giovanna Sannino. Ne abbiamo parlato con lei e la sua "famiglia teatrale", la compagnia "Sannino". "La vicenda scritta da me e mia madre, Vera Ponticiello, con Roberto Azzurro, è un collage di storie reali viste da noi per cinque anni a Nisida - ha dichiarato l'attrice. I finanziamenti non arrivavano e solo nell'estate del 2021 abbiamo potuto presentare il progetto. La Fondazione Banco di Napoli ha creduto in noi e adesso stiamo continuando a presentarlo in Campania. Ci hanno chiamato per svolgere un laboratorio teatrale nel carcere di Nisida. Avevo 14 anni e i detenuti erano tutti miei coetanei. Ho avvertito la responsabilità di rappresentare al meglio ciò che ho visto - continua -. Nisida ha salvato molti adolescenti che hanno compiuto reati gravi. Oggi ho vent'anni. Ho avuto l'onore di partecipare anche alla fiction Rai Mare Fuori, ambientata a Nisida. Interpreto Carmen, una ragazza madre. Per salvarsi quei ragazzi devono avere la convinzione di farsi aiutare o non ne usciranno mai. Io la chiamo capa tosta".
"Nei loro occhi vedevo immagini di storie terribili ma anche voglia di ricominciare da zero", afferma la docente Ponticiello. "Alle riprese ha preso parte un giovane attore, realmente detenuto a Nisida ma che adesso lavora. Mi sono ispirata a varie storie senza etichettare nessuno. È così che si può dare una seconda occasione di rinascita anche a chi è ormai morto dentro. Non credevo che ragazzi così giovani avessero storie così difficili, ma la vita è più forte della morte. Una giovane detenuta ha dipinto realmente per noi magliette, durante un laboratorio su Shakespeare", dice Ponticiello.
"Mirea si salva, dipingendo quadri e creando sculture", spiega Salvatore Sannino, regista del corto. Il maestro Lello Esposito, realmente impegnato a Nisida le insegnerà quest'arte. "Abbiamo assistito a storie forti ma che hanno trasmesso molta umanità - riprende il regista -. Grazie all'aiuto di educatori e associazioni alcuni ragazzi hanno potuto ricominciare a vivere. Per altri è un percorso in salita. Quando a volte si nasce in famiglie legate alla criminalità non è facile cambiare il proprio destino. Ma non è così per tutti. C'è chi nasce due volte come i personaggi del nostro docufilm e sceglie il bene per sconfiggere il male. Dopo tutto quello che ho visto credo sia importante che questi ragazzi, una volta scontata la loro pena, rientrino nell'apparente "inferno" di Napoli per trasformarlo in "paradiso", scegliendo di rischiare solo per realizzare i loro sogni, in una città meglio collegata a realtà nazionali anche grazie al contributo delle Istituzioni".










