di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 27 maggio 2025
“Mission impossible” recita la locandina del blockbuster con Tom Cruise che affaccia su piazza Barberini. La missione impossibile questa volta è arrivare davanti alle finestre di Montecitorio, spazio inibito al conflitto da anni, ben prima dello sbarco della destra estrema di Giorgia Meloni al governo del paese. Nella piazza che si apre alla fine di via Veneto si ritrova qualche centinaio di attivisti: è l’antipasto del corteo nazionale di sabato prossimo, quando da tutta Italia a decine di migliaia arriveranno a Roma per protestare contro il decreto sicurezza. Ci sono gli esponenti dei centri sociali e dei collettivi di Bologna, di Milano e del nordest, ci sono le molte facce dei movimenti romani, quelli di lotta per la casa e gli studenti.
“L’autodifesa è il bene più grande che abbiamo” urlano dal camion quelli della Rete A Pieno Regime che da mesi si batte in tutto il paese contro la stretta repressiva nei confronti di poveri e dissidenti. La testa del corteo si dota di caschetti e scudi, “abbiamo solo strumenti per difenderci”, con l’obiettivo dichiarato di arrivare fino alla camera. Vuole farlo proprio nel momento in cui il testo spinto dalle destre fino a forzare ogni prassi parlamentare arriva in aula e mentre il governo pone la questione di fiducia.
Sullo striscione rafforzato che fa da apripista, barricata semovente e antifascista, c’è scritto: “La democrazia non si piega”. “Siamo arrivati a questo punto - dicono mentre avanzano lungo via del Tritone - E non è un punto qualsiasi. Adesso si tratta di superare il confine che divide la resa dalla resistenza, il silenzio dalla denuncia”. Quando i manganelli della polizia in assetto antisommossa attaccano i manifestanti, il primo a farne le spese è Luca Blasi, ai più conosciuto come Lucone: una vita nei movimenti romani, attuale assessore alla cultura e alla casa del municipio III di Roma in quota Sinistra italiana e tra gli animatori della Rete No Dl. Blasi è ben piazzato e ha qualche esperienza di conflitti, grazie alla quale resta in piedi dopo le manganellate bene assestate che lo colpiscono in testa e sulla schiena. Era lì proprio per il motivo opposto a frapporsi tra gli scudi e gli uomini. Nella grammatica implicita delle dinamiche di piazza a una figura del genere viene riconosciuto il tentativo di tenere un filo di dialogo. Di questi tempi questo ruolo diventa un’aggravante.
Osservano la scena del pestaggio di Blasi diversi parlamentari: Arturo Scotto e Matteo Orfini del Partito democratico insieme a Peppe De Cristofaro e Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi Sinistra. Questi ultimi dettano alle agenzie: “Blasi è una persona conosciutissima, e a volto scoperto stava cercando di impedire il contatto tra i manifestanti e la polizia. Come Avs presenteremo una interrogazione perché non è accettabile che chi si batte contro il dl sicurezza in modo pacifico sia trattato in questo modo”. “Con strumenti di difesa e autotutela abbiamo tentato di superare il blocco subendo due cariche - rivendicano dalla Rete No Dl - Abbiamo opposto una resistenza determinata dimostrando che in questo paese c’è una rete larga che non china la testa di fronte alla svolta autoritaria”.
La notizia arriva a Montecitorio e risuona nel dibattito mentre l’esecutivo sta per porre la fiducia sul testo contestato: “Sono stati manganellati dei ragazzi solo perché stanno manifestando contro questo decreto” denuncia in aula Angela Raffa. Il vicecapogruppo Avs alla camera Marco Grimaldi ricorda che Blasi era stato audito in commissione: “Un amministratore della città di Roma è stato puntato, circondato e massacrato dalle forze dell’ordine - denuncia Grimaldi - Il portavoce della Rete contro il dl sicurezza che alla camera viene convocato in audizione, in piazza viene pestato perché si oppone a quel decreto. Decreto che rende ancora più impunibile chi in divisa si macchia di questi comportamenti gravissimi”.
Il corteo respinto a piazza Barberini disegna un percorso inverso a quello previsto: gira le spalle ai palazzi, risale verso la stazione Termini e arriva fino alla Sapienza per un’assemblea che denuncia l’attacco al dissenso e rilancia la mobilitazione del prossimo 31 maggio. Sarà una giornata che, a maggior ragione, si presenta come aperta e inclusiva, perché nessuno è intenzionato a farsi intrappolare nel meccanismo della repressione. Ma al tempo stesso, tutti sono determinati a riprendersi gli spazi pubblici e a rispondere alle intimidazioni. A partire da quest’oggi: Giorgia Meloni è attesa a Bologna per l’assemblea di Confinfdustria e per una visita al Tecnopolo. Si annunciano contestazioni.











