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di Marco Fabri

Il Sole 24 Ore, 25 agosto 2025

Il decreto legge 117 dell’8 agosto scorso riprende, solo in parte, gli interventi proposti dal Csm per raggiungere gli obiettivi Pnrr e cerca di aumentare il numero di giudici negli uffici in sofferenza. Molti interventi appaiono però tardivi, farraginosi e macchinosi ed è quindi probabile che non siano sufficienti al raggiungimento degli obiettivi Pnrr. I dati mostravano da tempo come diversi uffici, nonostante l’ingente investimento nell’ufficio per il processo, non sarebbero stati in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi Pnrr e cercare di porvi rimedio adesso con interventi tardivi e poco coerenti appare velleitario.

Vediamo perché. I (pochi) giudici onorari di pace, i cui uffici sono già in grandissima sofferenza, ma il cui contenzioso non rientra negli obiettivi del Pnrr, potranno essere impiegati nei tribunali. Non viene però definito il numero di procedimenti da smaltire e non è prevista un’indennità aggiuntiva. Non più di 20 magistrati (anche qui pochi) provenienti da uffici dei distretti di corte d’appello che, al 30 giugno 2025, avevano già raggiunto gli obiettivi Pnrr (i dati non sono ancora disponibili ma non dovrebbero essere molti), potranno inoltre essere trasferiti, ovviamente a domanda e per un periodo massimo di due anni e quindi anche oltre i130 giugno 2026, presso le corti d’appello che non hanno raggiunto gli obiettivi.

Il decreto non indica il numero di procedimenti da definire ma prevede un’indennità aggiuntiva lorda di 46.022 euro, a cui si aggiungono 13.879 euro come indennità di prima sistemazione. La procedura prevista è però necessariamente lunga e occorreranno almeno alcuni mesi prima che i magistrati siano operativi e invece il tempo stringe. Per i tribunali viene poi introdotta la possibilità di applicare a distanza non più di 500 magistrati (sempre ovviamente a domanda) agli uffici in difficoltà. Dovranno definire almeno so procedimenti, ai quali se ne potranno aggiungere altri 50. Il tutto entro il 3o giugno 2026.

Anche per loro è prevista un’indennità aggiuntiva che, per 5o procedimenti, è pari a 15.273 euro (lo stanziamento per il solo 2026 è di oltre 15 milioni). Anche in questo caso le procedure saranno lunghe e complesse e trascorreranno mesi prima che i giudici possano operare negli uffici di destinazione. In entrambi i casi, trasferimenti e applicazioni a distanza, è probabile che salgano i tempi di definizione negli uffici di provenienza e sorgano problemi legati all’organizzazione del lavoro, in particolare dei ruoli di udienza.

Il decreto legge prevede poi che i capi degli uffici in sofferenza possano derogare dai carichi di lavoro aumentando la produttività richiesta ai giudici. Fin da subito era pacifico che con i carichi esigibili indicati dal Csm non si sarebbero potuti raggiungere gli obiettivi del Pnrr: adesso si prevede la deroga ma con troppo ritardo.

Non sono previsti spostamenti per il personale amministrativo, altrettanto importante per l’aumento di produttività. Ministero e Csm dovrebbero prendere finalmente atto che il miglioramento del servizio giustizia richiede il contributo di una pluralità di professionalità, che vanno tutte coinvolte e valorizzate, oppure i risultati saranno sempre drammaticamente scarsi.

*Dirigente di ricerca del Cnr