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di Maurizio Braucci

Il Manifesto, 28 dicembre 2025

Esistono i maranza a Napoli? Le trasformazioni del contesto cittadino modificano anche il disagio giovanile: dal turismo al crimine. Quando politici e intellettuali utilizzano nei loro discorsi pubblici in maniera dispregiativa il termine “maranza” dimostrano quanto la classe dirigente stia apertamente scivolando nella demagogia. Fare ragionamenti ufficiali tenendo sulla lingua una parola classista e criminalizzante semplicemente non dovrebbe essere tollerato. Esistono a Napoli fenomeni equivalenti? La mia risposta è che non potrebbe essere altrimenti. La particolarità del disagio giovanile oggi diffuso in tutto il paese è il suo essere pienamente integrato con i modelli del mercato: ricerca del profitto immediato, aggressività, conformismo. Questi modelli vengono poi declinati secondo lo stile più prossimo, cioè quello del contesto di quartiere o di periferia, in una miscela di alto e basso socio-culturale, dove i due poli spesso finiscono per coincidere.

Un esempio sono quei giovani appartenenti a famiglie prossime o contigue alla criminalità organizzata - famiglie in cui si praticano sistematicamente usura, contraffazione, truffa, abusivismo, ecc. - per i quali è necessario andare oltre le apparenze dello status per capire che non si tratta di ricchi, ma di poveri arricchiti nel malaffare. Alla crescita dei patrimoni dei genitori non corrisponde nei figli alcuna mobilità sociale: nessun titolo di studio più elevato, nessuno sradicamento territoriale, nessuna progettualità esistenziale. Questi nuclei familiari, forti di un potere e di un prestigio locale, rappresentano spesso ponti con la politica e con l’imprenditorialità più spregiudicata, soprattutto quando c’è bisogno di procacciare voti e manodopera al nero. In questo senso, la loro condizione non viene solo tollerata di fatto dall’inefficienza o dal cinismo delle istituzioni locali, ma addirittura valorizzata da chi se ne serve per fini di potere e di profitto.

Le trasformazioni del contesto cittadino offrono nuovi modelli al disagio giovanile. A Napoli non si può prescindere dal boom del turismo. Quando, tempo fa, chiesi ad un assessore regionale che fine avesse fatto, secondo lui, la camorra in questo boom, non ottenni risposta. Ho dovuto capirlo da me: la criminalità organizzata ha trovato un ruolo preciso nella fornitura di servizi turistici, attraverso il lavaggio di denaro proveniente dalle attività più propriamente illecite. Questo significa profitti crescenti e, a loro volta, nuovi investimenti.

Qui ho appena lo spazio per accennare a ciò che interessa molti giovani disoccupati: veri e propri corsi di formazione - in un territorio dove la formazione professionale è carente e l’inoccupabilità giovanile è altissima - finalizzati alle truffe telefoniche, spesso con l’uso dell’intelligenza artificiale. Le inchieste e gli arresti recenti nel quartiere Forcella a carico del clan Mazzarella rappresentano solo la punta dell’iceberg.

Un’altra questione è la crescita del mercato nero delle armi - per le guerre, il web, i traffici mafiosi - soprattutto di pistole anche di alto calibro, accessibili per i più giovani a prezzi bassi. “È più facile che comprarsi un iPhone”, mi ha raccontato un ragazzo.

Armi acquistate in gruppo o da soli, giustificate dall’idea che se non esci armato rischi la vita. Con la crescita della loro offerta, sono cresciute l’esaltazione e la paranoia. Su questo tema, io ed altri professionisti del cinema, abbiamo realizzato uno spot, visibile online, dal titolo “Non uno di meno”, dedicato alle vittime delle armi da fuoco per futili motivi. Abbiamo svolto noi il compito che le istituzioni hanno mancato.