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di Valentina Reggiani

 

Il Resto del Carlino, 30 maggio 2019

 

La stessa direzione del Sant'Anna ne aveva chiesto il trasferimento: il suo stato di salute psichica era incompatibile col regime carcerario. Eppure da Reggio Emilia, struttura dove avrebbe dovuto essere trasferito, è arrivato il diniego: carcere pieno.

La famiglia del 42enne bolognese deceduto nei giorni al Sant'Anna chiede che sia fatta luce sulla morte dell'uomo e che vengano accertate eventuali responsabilità in merito. La procura di Modena ha aperto un fascicolo contro ignoti con l'ipotesi di reato di omicidio colposo e ieri, sul corpo del 42enne, è stata effettuata l'autopsia. Il consulente nominato dalla procura ha chiesto 90 giorni di tempo per fornire risposte sulle cause di morte.

L'uomo era entrato in carcere a febbraio. Incensurato, disoccupato, aveva un'invalidità del 75% legata ad un ritardo lieve. La sua età psicologica non corrispondeva a quella fisica, per intenderci. Nei suoi confronti era scattata la misura cautelare con l'ipotesi di reato di violenza sessuale lieve ma il procedimento penale era pendente a Bologna: ancora in fase di indagini preliminari.

Fatto sta che, quando la direzione del carcere Sant'Anna si è resa conto che il 42enne non era compatibile con il regime carcerario ha inviato comunicazione al pm di Bologna. Il tribunale, il 18 aprile, ha autorizzato il trasferimento del detenuto nel carcere di Reggio Emilia, dove è presente un reparto idoneo ad accogliere persone con quel tipo di disabilità ma dal penitenziario è arrivata risposta negativa: non c'è posto.

"Era il 18 aprile quando il trasferimento del 42enne è stato autorizzato dal giudice - spiega il legale della famiglia, l'avvocato Andrea Gori del foro di Bologna - ma i 'colleghi' reggiani hanno risposto di non poterlo accogliere per mancanza di posti. Era in attesa di essere trasferito ed è morto. Ho presentato una domanda di accertamento tecnico non ripetibile per verificare le cause del decesso - conferma il legale - e tra novanta giorni ne verremo a conoscenza.

Sapevano che l'uomo non era in grado di sopportare il regime carcerario. E allora - ci chiediamo - perché nessuno ha fatto nulla? I genitori del 42enne chiedono di sapere la verità". L'uomo si era sentito male in cella e - secondo i primi accertamenti - aveva chiesto aiuto al compagno ma, portato in infermeria, è morto poco dopo".