di Davide Berti
Gazzetta di Modena, 21 gennaio 2021
Pestaggi di detenuti denudati e inermi che non avevano preso parte alla sedizione carceraria: nuove denunce di violenze e brutalità a Sant'Anna dopo la rivolta arrivano da detenuti e da loro parenti intervistati da "Report" (Rai3) nella puntata dell'altra sera, durante la quale si è fatto il punto sulle indagini intorno ai tredici morti in Italia (nove solo a Modena).
Le testimonianze in video - che si sommano a quelle dei due detenuti di questa estate e a quelle dei cinque firmatari della denuncia presentata alla Procura Generale di Ancona - riguardano episodi di violenza ingiustificata. "C'era un detenuto in cella - ha detto un intervistato - e l'ispettore lo ha fatto uscire. Poi ne hanno fatti uscire altri. E li hanno picchiati da morire: il sangue schizzava da tutte le parti. Erano 30-40". Un altro ha raccontato di aver visto avanzare un poliziotto. "Aveva sangue grondante dappertutto e diceva che non si divertiva così da tempo". Un altro: "Ho visto un detenuto con la testa schiacciata dagli anfibi".
È stata una carrellata pesantissima quella delle voci mandate in onda da Report in un servizio presentato da Sigfrido Ranucci. Pesante per una situazione che riguarda non solo i detenuti ma anche gli agenti della polizia penitenziaria per i quali hanno parlato i loro sindacalisti. Si è parlato del caso Piscitelli, il detenuto attore di teatro in probabile overdose già a Modena, trasferito forse senza essere vistato dai medici, morto la mattina del 10 marzo ad Ascoli. Secondo i detenuti morto in cella dopo pestaggi, secondo il medico legale all'ospedale. Un caso ancora tutto aperto.
Modena Volta Pagina interviene sui morti e i presunti pestaggi dopo la rivolta e scrive che "occorre appurare la verità e fare giustizia, capire se realmente in quei concitati momenti ed anche, durante i trasferimenti, siano avvenuti gli abusi che sono stati denunciati da più detenuti, anche con esposti alla magistratura. Abbiamo anche il dovere di capire i motivi che hanno scatenato la rivolta che, nonostante sia dilagata in tante strutture penitenziarie, a Modena ha avuto conseguenze abnormi. Quale era la particolare situazione al Sant'Anna visto che, contrariamente agli altri penitenziari, alcuni reparti vennero dati alle fiamme e parte del carcere occupato? Perché tanti morti? Quali ragioni oltre al sovraffollamento hanno scatenato tanta violenza? Eppure in città meritorie associazioni del volontariato si prodigano per tessere rapporti fra città e reclusi. Dobbiamo capire cosa non abbia funzionato.
Non bastano le dichiarazioni del sindaco: "I rapporti di collaborazione del carcere di Sant'Anna con il Comune e la città sono proficui e solidissimi". Il sindaco deve assumere iniziative: chiedere che sia accertata la verità sui fatti e, soprattutto, garantire che quel luogo di detenzione sia degno e vi siano garantiti i diritti dei detenuti. Chiediamo al Consiglio Comunale di votare l'istituzione anche a Modena del "Garante dei diritti delle persone private o sottoposte alla limitazione della libertà personale". È necessaria una figura di garanzia che vigili sul rispetto delle norme nazionali e delle convenzioni internazionali. Il Garante può essere un ponte di dialogo e collaborazione fra città, amministrazione penitenziaria, Tribunale di Sorveglianza, autorità regionali della salute ed altre autorità. Il Garante può sollecitare gli interventi delle istituzioni per prevenire degrado ed invivibilità. Non per caso la figura del Garante comunale è già presente a Bologna, Parma, Rimini, Piacenza e Ferrara. Perché a Modena no?".











