di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 marzo 2025
Rafforzare le misure alternative alla detenzione, puntando sul volontariato e sul terzo settore come strumenti di riscatto sociale. È questo l’obiettivo dell’Accordo di progetto sull’esecuzione penale esterna, siglato a Modena da una rete di istituzioni giudiziarie, enti del terzo settore e realtà professionali. L’iniziativa, della durata di due anni (2025- 2026), mira a trasformare la sanzione penale in un’opportunità di crescita, promuovendo una giustizia partecipativa e inclusiva. Il progetto, coordinato dal Tribunale di Modena, Csv Terre Estensi, Ordine degli Avvocati, Fondazione di Modena, Camera Penale Carl’Alberto Perroux e Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna (Ulepe), punta a ottimizzare l’efficacia delle misure alternative, come la sospensione del procedimento con messa alla prova e i lavori di pubblica utilità.
L’obiettivo è facilitare 100 inserimenti l’anno in percorsi di volontariato o attività socialmente utili, accompagnati da formazione e monitoraggio costante. “Questo accordo amplia la rete degli enti accoglienti e permette di personalizzare i progetti riabilitativi”, spiega l’avvocato Roberto Mariani, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Modena. “Il volontariato diventa un motore di coesione sociale, essenziale per una comunità viva”. Le risorse economiche - 12mila euro dall’Ordine degli Avvocati e 8mila dalla Fondazione di Modena - saranno destinate a coordinamento e formazione. La prima fase prevede la mappatura degli enti disponibili a collaborare, incontri formativi e l’avvio dei primi inserimenti, con verifiche semestrali. “Il terzo settore realizza un principio costituzionale: la sanzione deve riparare e al tempo stesso reinserire”, sottolinea Alberto Caldana, presidente di CSV Terre Estensi. Matteo Tiezzi, presidente della Fondazione di Modena, aggiunge: “Questo percorso genera opportunità reali: per i partecipanti, è una chance di ridefinire il proprio ruolo sociale; per il volontariato, un’occasione di rafforzamento”.
L’entusiasmo per l’accordo coinvolge anche la politica locale. Gli avvocati e consiglieri comunali Luca Barbari e Vincenza Carriero hanno espresso pieno sostegno all’iniziativa: “Come professionisti del diritto, siamo orgogliosi del ruolo attivo dell’Ordine degli Avvocati. Come amministratori, vediamo in questo progetto un’opportunità straordinaria per Modena, soprattutto per i detenuti della Casa circondariale Sant’Anna, che avranno concrete possibilità di reinserimento”. Barbari e Carriero evidenziano il valore simbolico e pratico dell’accordo: “Trasformare un momento di difficoltà in un’occasione di riscatto è un investimento sulla comunità. I numeri - 100 percorsi l’anno - sono significativi, ma il vero successo sarà vedere persone reinserirsi attivamente nel tessuto sociale”.
Con la messa alla prova, il volontariato non è solo un’alternativa al carcere, ma un ponte verso la responsabilizzazione. “La collaborazione tra istituzioni e terzo settore è un modello da replicare”, conclude Caldana. Le prime verifiche sono attese a fine 2025, ma le aspettative sono già alte. Come sottolineano i consiglieri: “Questo accordo è un inizio. Speriamo diventi un faro per costruire una società che non punisce, ma accompagna”. Una sfida che Modena ha deciso di raccogliere, puntando sulla forza rigeneratrice della comunità.











