sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Eugenio Tangerini

Il Resto del Carlino, 15 marzo 2026

Il magistrato di sorveglianza Francesca Ranfagni: “Le celle sono piene di piccoli spacciatori”. Il dossier carceri scotta, è possibile un cambiamento? A fine mattinata ne parlano in una tavola rotonda alcune figure-chiave del mondo della giustizia e del sociale. Massimiliano Ferrarini, operatore della Caritas diocesana e responsabile del tavolo del terzo settore nella casa circondariale di Sant’Anna, parte dai numeri: “Oggi il carcere modenese ha 588 detenuti, a fronte di 371 posti regolamentari. Un sovraffollamento del 160 per cento, che dimostra quanto la questione sia strutturale e non temporanea”.

Ecco perché sia Ferrarini, sia il magistrato dell’Ufficio sorveglianza di Modena Francesca Ranfagni, che parla dopo di lui, si rammaricano per la mancata partecipazione alla tavola rotonda del direttore del carcere di Sant’Anna Orazio Sorrentini.

“I detenuti non sono reati - sottolinea Ranfagni - ma persone che hanno la possibilità di cambiare: creare muri non restituisce dignità. Le nostre carceri sono piene al 70-80 per cento di piccoli spacciatori, dobbiamo lavorare sull’emergenza e valorizzare la partecipazione del volontariato, aprendo il carcere all’esterno in un’ottica riparativa”.

Qualcosa intanto si è fatto: “Un anno fa abbiamo firmato con il presidente del Tribunale un protocollo - il progetto archivi - per dare a otto detenuti la possibilità di un lavoro esterno in Cancelleria. Finora siamo riusciti a inserirne solo due. Ci sono resistenze da superare tra chi opera in Tribunale e facciamo molta fatica a lavorare con il carcere di Modena”. Il problema, insomma, è anche culturale. L’assessora Alessandra Camporota, che si occupa di volontariato, terzo settore e sicurezza urbana integrata, ha il compito di dare risposte a problemi complessi.

“Ci accusano spesso di essere dei buonisti, ma le esigenze di sicurezza vanno coniugate alla coesione sociale. Il ruolo del Comune è offrire un coordinamento per creare una filiera che metta in rete le varie realtà impegnate dentro e fuori dal carcere, coinvolgendo non solo il volontariato, ma anche il mondo dell’impresa”.

Ferrarini concorda: “Servono compiti chiari, altrimenti non si va da nessuna parte”. E intanto il presidente dell’Ordine degli avvocati di Modena Roberto Mariani racconta un’esperienza positiva. “Un anno fa abbiamo firmato un protocollo, il primo in regione, con il Centro Servizi volontariato. L’obiettivo era attivare modelli alternativi alla pena, come la messa alla prova nel momento del giudizio per reati di gravità medio- bassa, che consente di evitare il carcere, e la misura alternativa nella fase di esecuzione. Ben 88 enti si sono resi disponibili, più di cento persone sono state accolte e stanno lavorando”.