di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 17 luglio 2025
Secondo la procura emerse contraddizioni nelle denunce dei detenuti. L’associazione Antigone ora valuta se presentare nuovamente opposizione. “Gli elementi raccolti e rappresentati non consentono in alcun modo di ritenere fondati gli esposti/denunce formalizzati dai detenuti. La complessa ed articolata attività di indagine ha evidenziato una totale inattendibilità dei racconti forniti da ciascuno dei soggetti coinvolti”. È con queste motivazioni che la procura ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione del fascicolo che vede ben 87 poliziotti penitenziari indagati per tortura e lesioni. Parliamo del maxi procedimento relativo ai presunti reati commessi dagli operatori durante la rivolta dell’8 marzo 2020 nel carcere di Sant’Anna, all’inizio della pandemia, a seguito della quale morirono nove detenuti.
Il procuratore Luca Masini e le pm Lucia De Santis e Francesca Graziano, a quasi un anno di distanza dall’ordinanza con cui la Gip Carolina Clò rigettava una prima richiesta di archiviazione e assegnava sei mesi di tempo per svolgere nuove indagini, sugli esposti dei detenuti che avevano denunciato pestaggi, sono giunti alle medesime conclusioni.
Nessun reato fu commesso dagli agenti, secondo la procura che ribadisce l’inattendibilità dei racconti dei cinque detenuti che presentarono denuncia. Nel medesimo fascicolo è confluita anche un’altra denuncia, quella presentata a gennaio scorso da un marocchino di 37 anni, all’epoca in carcere per questioni di spaccio e oggi uomo libero. “Mi hanno ammanettato e buttato a terra. Poi mi hanno picchiato con calci e pugni. Qualcuno mi ha colpito alla testa e ho perso conoscenza” aveva denunciato l’uomo depositando un nuovo esposto in Procura. Nulla di tutto ciò, secondo i pm titolari del fascicolo, sarebbe però avvenuto: i detenuti avrebbero fornito versioni completamente discordanti circa i luoghi in cui sarebbero stati percossi, in ordine alle modalità con cui sarebbero stati percossi e ai soggetti da cui sarebbero stati percossi. La procura sottolinea le ‘stridenti contraddizioni’ che sarebbero emerse dai racconti dei cinque detenuti firmatari del primo esposto e che, dopo la rivolta, erano stati trasferiti nel carcere di Ascoli Piceno.
Nella richiesta di archiviazione si rappresenta inoltre come in numerosi casi, i sanitari del carcere di destinazione che hanno visitato i detenuti trasferiti da Modena non abbiano riscontrato lesività. L’avvocato Simona Filippi, dell’associazione Antigone a fronte della richiesta di archivizione afferma: “Valuteremo quanto fatto dalla procura in base alle richieste e disposizioni del Gip, a seguito della proroga alle indagini. Se vi saranno i presupposti, Antigone presenterà opposizione”. I legali dei numerosi agenti, avvocati Cosimo Zaccaria e Alessia Massari dichiarano: “La richiesta di archiviazione è per noi un’ottima notizia: siamo fiduciosi sull’esito finale. Sono svariati gli anni in cui i nostri assisititi sono sottoposti a procedimento, pur avendo chiarito la loro posizione. Ben si può comprendere il loro stato d’animo, avendo sempre agito con correttezza”.











