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di Roberta Barbi

vaticannews.va, 27 luglio 2026

In questi giorni il Teatro del Venti, realtà attiva negli istituti di pena della provincia di Modena, sta portando in tournée estiva lo spettacolo “L’aviatore errante e il Piccolo principe”, personale rivisitazione del capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry. L’autore di costumi e bozzetti, ancora una volta, è Hipnos, ospite della casa di reclusione di Castelfranco Emilia: “Nel mio futuro non vedo altro che teatro e arte”. Ogni giovedì Francesco si alza, beneficia del suo permesso di lavoro - articolo 21 - esce dall’istituto di pena, prende il treno e arriva a Modena, nella sede del Teatro dei Venti, realtà artistica e sociale attiva in carcere non solo con laboratori teatrali, ma anche con corsi di formazione sui mestieri del teatro.

Qui si trasforma in “Hipnos”, la personificazione del sonno nella mitologia greca, e s’immerge nella sua giornata migliore, popolata degli strumenti di lavoro che ha a disposizione: “Mi piaceva l’idea di questa figura creativa, capace di costruire un mondo di immaginazione in cui può succedere di tutto”, spiega ai media vaticani le ragioni del suo nome d’arte.

Così Hipnos si mette a lavorare: suoi sono i bozzetti e i costumi di “L’aviatore errante e il Piccolo principe”, ispirato al racconto di Antoine de Saint-Exupéry, il nuovo spettacolo per gli spazi urbani presentato in anteprima dal Teatro dei Venti al Concentrico Festival di Carpi e che andrà in tournèe tutta l’estate: “la storia del Piccolo principe mi è sempre piaciuta, la trovo attuale, per questo l’ho proposta al regista - racconta - poi naturalmente il Teatro dei Venti ci ha posato la sua mano e attraverso le parole, la regia e la drammaturgia ha costruito il proprio messaggio. Io ho creato il mondo intorno, in questo caso fatto di eccessi e illusioni: i costumi dell’Aviatore sono giganteschi e indossati da uomini enormi, personaggi che rispecchiano le pecche, diciamo così, dell’umanità”.

Hipnos, che allora era solo Francesco, ha incontrato per la prima volta il Teatro dei Venti quando era detenuto nella casa circondariale Sant’Anna di Modena, partecipando a un laboratorio teatrale, ma mai avrebbe pensato di rincontrare questo progetto una volta trasferito a Castelfranco: “Volevo fare teatro da sempre, questa sarebbe stata per me la strada giusta - rivela - ma da sempre mi sono anche dedicato al disegno, lo faccio da quando ne ho memoria, la creatività è parte di me”.

Così i suoi disegni diventano bozzetti per una prima esperienza che è quella dell’Amleto, poi la collaborazione si consolida e seguono Don Chisciotte e la Trilogia dell’assedio per la quale è stato vinto il Premio Ubu progetti speciali l’anno scorso. E arriva la grande occasione di cimentarsi anche con le scenografie: prima per Aspettando Godot e poi, appunto, per l’Aviatore.

C’è un filo rosso che unisce tutti questi lavori del Teatro dei Venti e le attività che il Teatrocarcere promuove negli istituti di pena, che passa dall’espressione della propria interiorità e arriva fino alla formazione lavorativa e al reinserimento sociale, trasformando di fatto quella utopia in realtà. È quello che pian piano sta accadendo anche a Hipnos, che nel suo futuro vede teatro e arte come ingredienti principali della propria vita, ma prima, c’è ancora il carcere, quindi gli chiediamo quali sono i suoi obiettivi a breve termine: “Certamente la laurea, che avrei dovuto conseguire già molto tempo fa”, risponde deciso, a poi, appunto, arte e teatro. Teatro e arte.