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di Carlo Gregori


Gazzetta di Modena, 9 gennaio 2021

 

I morti della rivolta in carcere. La Procura di Modena indaga sulle divergenze tra la denuncia dei carcerati e l'assenza di segni di violenza riscontrati sul corpo dal medico legale di Ascoli. Emergono forti discrepanze tra la versione dei cinque detenuti che nella loro lettera-esposto alla Procura Generale di Ancona raccontano di pestaggi inflitti a Sasà Piscitelli e il rapporto del medico legale di Ascoli che ha svolto l'autopsia.

Lo ha confermato ieri il procuratore di Modena Giuseppe Di Giorgio spiegando che sono in corso gli accertamenti della Procura per capire come mai le due ricostruzioni divergano tanto. L'autopsia, della quale non si conosce ancora nulla, è stata firmata da un medico legale di Ascoli pochi giorni dopo il decesso del detenuto 40enne, tossicodipendente e attore di teatro, avvenuta la mattina del 10 marzo, due giorno dopo la rivolta del carcere di Modena e un giorno dopo il suo trasferimento al carcere di Ascoli.

È stato reso noto solamente che i riscontri indicano che Sasà sarebbe morto - come gli altri otto detenuti di Modena - esclusivamente per un'overdose di metadone e benzodiazepine, frutto del saccheggio collettivo dell'infermeria carceraria. Il medico legale non ha riscontrato alcun segno di violenza sul corpo. Questa versione ufficiale contrasta nettamente col racconto non solo dei due detenuti rimasti anonimi che la scorsa estate avevano riferito di un pestaggio durante il trasporto e di gravi maltrattamenti subiti da Sasà al suo arrivo ad Ascoli quando era già in stato comatoso.

Ma anche in base alla ricostruzione firmata dai cinque detenuti di Ascoli che sostengono di aver visto Sasà nelle sue ultime ore di vita e di essere a conoscenza diretta dei maltrattamenti inflitti contro di lui al suo arrivo in carcere. Fino alla sua agonia in cella con una sprezzante battuta di chi doveva vigilare: "Sta male? Lasciatelo morire". Come è infatti avvenuto.

E proprio intorno al decesso i magistrati che indagano dovranno chiarire un'altra discrepanza. La versione ufficiale sostiene che Sasà è morto la mattina del 10 marzo in ospedale ad Ascoli. Esiste in proposito un referto. I cinque detenuti sostengono invece che è morto in cella e solo successivamente è stato portato via il corpo.

Una versione simile a quella dei due detenuti anonimi riferita a Lorenza Pleuteri e Manuela D'Alessandro, due giornaliste ascoltate dalla Squadra Mobile di Modena. Quello che inizialmente sembrava una svista ora diventa un importante nodo da sciogliere nella ricostruzione dell'accaduto. I cinque, che chiedevano di essere ascoltati dalla Procura Generale di Ancona, sono già stati ascoltati dai due pm modenesi che indagano sui tre filoni di inchiesta legati alla rivolta dell'8 marzo a Sant'Anna, Francesca Graziano e Lucia De Santis.

I due magistrati hanno anche l'incarico di ricostruire la complessa dinamica della rivolta e individuare i facinorosi e gli autori delle devastazioni e degli incendi che hanno distrutto due terzi di Sant'Anna. Il secondo filone riguarda i nove morti. Cinque trovati in carcere a rivolta sedata e quattro morti durante i trasferimenti (tra questi Sasà Piscitelli). Un terzo filone di indagine riguarda poi denunce e segnalazioni di pestaggi e maltrattamenti di detenuti estranei alle violenze.