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Il Resto del Carlino, 3 gennaio 2026

Giovedì 15 gennaio alle 15 il Consiglio comunale di Modena al gran completo si trasferirà… in carcere. Per la prima volta infatti la seduta, alla quale parteciperà anche il sindaco Massimo Mezzetti, sarà al Sant’Anna e non in piazza Grande. La decisione è maturata nei mesi scorsi dopo che nel 2024 tutti i rappresentati politici aveva partecipato ad una visita nella casa circondariale per verificare direttamente spazi, celle, sovraffollamento e problemi vari già in parte segnalati nella relazione della garante comunale per i diritti dei detenuti, Laura De Fazio.

“Dopo la visita, nel settembre del 2024 - spiega il presidente del Consiglio comunale di Modena, Antonio Carpentieri - e il consiglio comunale di novembre dello stesso anno, vogliamo fare un passo in più, un atto simbolico e importante. Vogliamo che arrivi il messaggio forte e chiaro che la comunità modenese è attenta a quello che stanno vivendo i detenuti in carcere, soprattutto dopo i tantissimi atti di autolesionismo che si sono registrati nell’ultimo anno. C’è evidentemente un grande malessere che non possiamo ignorare, malessere dovuto in particolare al sovraffollamento e a una struttura che è un po’ datata. Inoltre dobbiamo, come comunità cittadina, fare di più sul fronte dell’integrazione: solo 100 detenuti su oltre 500 riescono a ‘uscire’ per svolgere attività extracarcerarie, gli altri no. E questo dipende dal fatto che non c’è, evidentemente, un’offerta giusta per loro. Ecco perché è nostro dovere accendere i riflettori. Il 15 gennaio non sarà solo una passerella, posso assicurarlo a tutti. Parleremo del carcere, dei detenuti e faremo anche parlare i detenuti per sentire direttamente dalla loro voce quale è la situazione”.

Durante il consiglio comunale dell’anno scorso la garante De Fazio si è soffermò anche sul diritto all’affettività delle persone detenute, riconosciuto dalla Corte costituzionale: “Uno degli aspetti oggetto di allarme generale, anche per l’istituto di Modena - disse in aula - rispetto a condotte autolesive è proprio legato ai rapporti affettivi e con i familiari. La sentenza della Corte costituzionale rappresenta una svolta significativa affermando la necessità che vengano garantiti alle persone ristrette colloqui privati con i propri partner: occorre trovare spazi adeguati, anche al di fuori della struttura, prevedendo colloqui non sotto la sorveglianza visiva. I rapporti affettivi e familiari sono indispensabili anche rispetto alla funzione rieducativa della pena, perché sono uno dei maggiori fattori di motivazione”.

Il direttore della Casa circondariale, Orazio Sorrentini, evidenziò invece la difficoltà di dirigere un carcere “ancor più quando è afflitto da varie carenze e quanto più c’è sovraffollamento; un problema comune a quasi tutte le carceri italiane. Il carcere di Modena ha 34-35 anni e, dei due padiglioni, quello vecchio ne dimostra anche di più, in quanto presenta difetti strutturali legati alla sua vetustà: la decisione di destinare risorse al carcere è una scelta politica che va fatta ai più alti livelli”. Sorrentini inoltre sottolineò che il recupero e il reinserimento di un detenuto non dovrebbe essere un tema divisivo, che occorre creare più opportunità per i detenuti e che “il principio cardine per il recupero è quello della individualizzazione del trattamento”.