Il Resto del Carlino, 7 maggio 2026
“Il percorso che ha portato a progettare e poi a richiedere la possibilità di tenere un Consiglio Comunale presso la Casa Circondariale è iniziato con lettera protocollata ed inviata via il 16 ottobre 2025 con la precisa richiesta alla direzione del Sant’Anna in cui veniva chiarito tutto. Nel pieno rispetto del Ministero della Giustizia, del suo sottosegretario Alberto Balboni e del Dap, non posso non evidenziare e ribadire la correttezza e la logica istituzionale sottesa al percorso compiuto”. Così il presidente del Consiglio Comunale Antonio Carpentieri sulla vicenda del no all’iniziativa. Sul tema intervengono anche i capigruppo della maggioranza in Consiglio comunale con una nota congiunta.
“Lasciamo ai cittadini, alle associazioni coinvolte, alla camera Penale e a tutti coloro che si interessano di questa realtà, ogni valutazione sul punto - evidenziano i capigruppo -Purtroppo avevamo ragione e da subito avevamo capito che il diniego disposto dal Dap a svolgere la seduta prevista per lo scorso 15 gennaio del consiglio comunale presso il carcere Sant’Anna - commentano Diego Lenzini (Pd), Martino Abrate (Avs), Giovanni Silingardi (M5s), Grazia Baracchi (Spazio Democratico) e Paolo Ballestrazzi (Pri) - non era accompagnato da alcuna valida motivazione e questo era e rimane un grave sgarbo istituzionale alla nostra città. La risposta del Governo conferma quanto detto - proseguono i capigruppo - il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha riferito che la richiesta era ‘vagamente generica e sostanzialmente immotivata’. Ciò non corrisponde al vero in quanto la richiesta avanzata alla struttura penitenziaria, con cui si era interfacciata la Presidenza del Consiglio Comunale - ribadiscono - era tempestiva, in quanto datata 13 novembre 2025, precisa e dettagliata riportandosi anche ad una precedente lettera di ottobre 2025, ove veniva anche indicato il percorso preparatorio nella commissione consiliare e il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, della Camera penale, della Polizia Penitenziaria con il chiaro fine di approfondire il percorso trattamentale a beneficio dei detenuti e, quindi, niente affatto generica. Ora, a fronte di una richiesta dello scorso novembre, anticipata da una precedente corrispondenza, se il Dap avesse voluto, in due mesi avrebbe potuto richiedere eventuali integrazioni”.











