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di Laura Solieri


Gazzetta di Modena, 6 novembre 2020

 

Dopo la rivolta dell'8 marzo è partito un percorso per il reinserimento e la crescita delle persone recluse al Sant'Anna. Avviare un percorso di sensibilizzazione sulla condizione carceraria, per attivare gruppi di lavoro autonomi nell'elaborazione di micro-progetti sui diritti dei detenuti e sull'avvio di esperienze di lavoro per gli stessi.

È questo l'obiettivo del convegno online "Dal disagio al riscatto", che si terrà domani dalle 17 alle 19 per riflettere sulla condizione carceraria e sulle prospettive di reinserimento dei detenuti nella società. "Questo convegno nasce da un percorso avviato durante il lockdown, anche a seguito della rivolta dell'8 marzo che ci ha molto colpiti - spiega Emanuela Carta, presidente di Csi Modena Volontariato, promotore del convegno patrocinato dai Comuni di Modena e Castelfranco, insieme a numerose altre realtà - il gruppo si compone di volontari penitenziari, operatori sportivi, ex detenuti, familiari di detenuti, insegnanti.

Il confronto di domani è solo il punto di partenza: la volontà è mantenere viva l'attenzione sul tema del carcere in città, in termini propositivi. Il carcere - aggiunge la presidente di Csi Modena Volontariato - è un luogo in cui vivono delle persone che in situazioni "attive" possono diventare una ricchezza per il territorio, se impegnate in attività lavorative a beneficio della collettività, se coinvolte in percorsi di reinserimento e di crescita personale. Sarà importante lavorare anche sul tema della sicurezza, per capire come questa viene percepita dalla collettività". Sono numerose le realtà di volontariato che da sempre portano avanti diverse attività all'interno del carcere, affiancandosi al personale interno.

"Ad oggi, al Sant'Anna ci sono 204 detenuti, di cui una quindicina di donne - spiega Paola Cigarini del gruppo Carcere e Città, tra le voci che interverranno domani al convegno - in questi anni le carceri e i carcerati sono molto cambiati: un tempo le pene erano molto più lunghe, c'erano più persone del territorio con cui ti capivi più facilmente a livello di linguaggio, mentre ora ci sono molte più persone con usi, lingua e costumi diversi.

Un tempo era anche più facile avere dei rapporti con le famiglie - incalza Cigarini - e con il detenuto si instaurava una vera e propria relazione, mentre ora la nostra si limita spesso ad essere una risposta ad un bisogno immediato, poiché spesso queste persone non hanno letteralmente niente e fuori non hanno alternative". Il grande obiettivo è cercare di rendere la pena qualcosa di utile: la persona nel periodo trascorso in carcere deve trovare l'opportunità per ragionare su se stessa e sulle motivazioni che l'hanno portata lì. In questo senso, la pratica sportiva svolge un ruolo significativo, favorisce forme di aggregazione sociale e modelli relazionali positivi di sostegno ad un futuro percorso di reinserimento.

È da 17 anni che il Csi porta le sue attività sportive e ricreative al Sant'Anna a Modena e dal 2007 anche nella Casa di Lavoro a Castelfranco, che ha 77 detenuti. "I detenuti coinvolti si sono sempre mostrati educati e rispettosi, richiedono a gran voce di poter aumentare le ore di attività - dice Carta - è gratificante osservare gli sguardi sereni e distesi, i sorrisi, seguiti dall'immancabile domanda "Ci sarete anche sabato prossimo?".