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di Valentina Reggiani

Il Resto del Carlino, 5 settembre 2025

Dopo una prima istanza respinta, il tribunale ieri ha disposto la scarcerazione. L’avvocato del 54enne era pronto a fare ricorso alla Corte Europea dei diritti. “Lasciate che trascorra gli ultimi giorni di vita con la sua famiglia, non in carcere”. È con queste motivazioni che la difesa ha fatta istanza di scarcerazione per un tunisino 54enne, malato terminale ma detenuto in carcere, al Sant’Anna. Dopo una risposta negativa arrivata dal magistrato di sorveglianza di Modena, ieri invece il tribunale di sorveglianza di Bologna si è espresso positivamente, disponendone l’immediata scarcerazione.

“Era inumano e degradante tenere un malato terminale in carcere, oltretutto detenuto per reati non di particolare gravità, sul semplice presupposto che l’abitazione della persona che lo avrebbe ospitato non era del tutto idonea” sottolinea l’avvocato di fiducia del carcerato. Il legale aveva anche anticipato al tribunale che in caso di un’altra risposta negativa, avrebbe fatto ricorso in via d’urgenza alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Le condizioni del detenuto, affetto da un tumore, sono peggiorate negli ultimi giorni tanto che, lo scorso 28 agosto, i sanitari hanno deciso di non proseguire i cicli di terapia ma solo di effettuare cure palliative.

L’uomo stava scontando la pena detentiva per reati di spaccio e sostituzione di persona: il fine pena era previsto per il luglio del 2027. Il procedimento relativo alle misure alternative alla detenzione in carcere per motivi di salute era stato avviato inizialmente dall’ufficio dal magistrato di sorveglianza di Modena. La ricerca di una struttura idonea, però, non aveva dato esito positivo seppur una lontana parente, così come Porta Aperta, si fossero resi disponibili ad ospitarlo. Nell’udienza di ieri è arrivata la conferma, da parte di una conoscente, della disponibilità ad ospitare il detenuto e, visto il quadro clinico peggiorato, il tribunale di sorveglianza di Bologna, a cui il legale difensore ha fatto istanza, ha dichiarato per il detenuto l’incompatibilità con il regime penitenziario. Da qui la scarcerazione immediata e la detenzione domiciliare.