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di Valentina Reggiani

Il Resto del Carlino, 1 marzo 2025

Ha riconosciuto il presunto aggressore o meglio chi per primo lo avrebbe atterrato e colpito quando già si trovava a terra. Dopo di che ha descritto quanto avvenuto nel dettaglio. È stato interrogato nei giorni scorsi in procura a Modena il detenuto che ha denunciato dopo anni di essere stato vittima di un pestaggio in occasione della maxi rivolta del marzo del 2020, in cui morirono nove carcerati. “Il mio assistito - spiega l’avvocato, professor Alessandro Gamberini - ha effettuato il riconoscimento fotografico del presunto autore del pestaggio senza indugiare: ha subito indicato la persona che ha ritenuto di aver riconosciuto. Nella circostanza, ha indicato un agente di polizia penitenziaria in particolare, che però non era in servizio a Modena ma arrivava da fuori”. La presunta vittima, ora uomo libero, aveva spiegato di essere estraneo ai disordini e di essere stato fatto uscire dalla cella ammanettato quel giorno, per poi essere buttato a terra e pestato. Calci, pugni, bastonate a seguito delle quali aveva riportato diverse lesioni, per le quali oggi i referti sono agli atti.

A seguito della denuncia del detenuto circa il presunto pestaggio la procura ha aperto l’ennesima inchiesta sui ‘fatti del Sant’Anna’. Infatti l’esposto va ad aggiungersi ad altri episodi di presunte torture a cui alcuni detenuti sarebbero stati sottoposti. Il Gip aveva respinto la richiesta di archiviazione, imponendo nuove indagini che a breve dovrebbero chiudersi. Probabilmente il nuovo fascicolo sarà fatto confluire in quello precedente, che ancora pende appunto in procura.