modenatoday.it, 15 ottobre 2026
Un uomo di 59 anni di origine sudamericana è stato trovato senza vita al parco Novi Sad di Modena, dove dormiva da una decina di giorni dopo aver finito di scontare la propria pena in carcere. La tragedia è stata scoperta nella mattina di ieri. La morte sarebbe avvenuta per cause naturali, ma non sono ancora chiare le esatte circostanze. La morte ha suscitato la reazione della federazione provinciale del Pd, che mercoledì 14 ottobre ha lanciato un appello per rafforzare i servizi di reinserimento per gli ex detenuti. “La tragica scomparsa di Roberto rappresenta una ferita dolorosa per tutta la nostra comunità e una sconfitta per le istituzioni. Una tragedia che non può restare nell’ombra, che impone una riflessione profonda sullo stato del nostro sistema penitenziario e del post-pena”: è l’appello lanciato da Rossella Caci, responsabile giustizia della federazione provinciale Pd, insieme ai parlamentari modenesi Stefano Vaccari, Enza Rando e Maria Cecilia Guerra.
I quattro esponenti dem descrivono Roberto come “uomo riservato, descritto dagli operatori del terzo settore che lo conoscevano come persona mite e tranquilla”, che durante la detenzione “aveva lavorato e partecipato attivamente ad attività culturali e teatrali”. Eppure, scrivono, “una volta varcate le soglie del carcere, si è ritrovato proiettato nel nulla”: senza casa, senza una rete di supporto, senza assistenza, fino alla morte “a pochi giorni dal potenziale riabbraccio con il figlio”.
Il quadro della marginalità sociale - La vicenda si inserisce, secondo il comunicato del Pd, in un contesto più ampio. Secondo i dati riportati dalla stampa, nel 2025 sono state censite 328 persone in condizioni di grave marginalità: 76 vivevano stabilmente in strada, 102 in sistemazioni precarie o di fortuna, mentre 150 erano state accolte in servizi che le avevano accompagnate verso una prima autonomia abitativa.
“Questa vicenda dimostra chiaramente che il mandato costituzionale della funzione rieducativa della pena non può fermarsi al momento delle dimissioni dal carcere. Se all’uscita non c’è una presa in carico efficace, un ponte solido tra le strutture penitenziarie, i servizi sociali e i territori, il rischio di estrema emarginazione diventa una condanna quasi inevitabile”, scrivono Caci, Vaccari, Rando e Guerra.
L’appello si conclude con una richiesta concreta: “Non si può morire soli su una panchina dopo aver scontato la propria pena: è urgente rafforzare la rete dei servizi di accoglienza, garantire percorsi di accompagnamento all’abitare e al lavoro per chi esce dal carcere e stanziare risorse adeguate per le strutture e gli enti del terzo settore che ogni giorno si battono per non lasciare indietro nessuno. Chiediamo un impegno concreto e immediato a tutti i livelli istituzionali affinché tragedie come quella di Roberto non debbano più ripetersi. La civiltà di un Paese si misura anche e soprattutto da come sa prendersi cura di chi è più fragile”.
Il convegno di sabato 17 ottobre - A questi temi sarà dedicato il convegno “Carcere e comunità - Ridurre il sovraffollamento, ricostruire le persone”, promosso dalla federazione provinciale del Partito Democratico. L’appuntamento è per sabato 17 ottobre alle ore 10.00 alla Sala Marie Curie, in via Marie Curie 22/B a Modena. L’incontro si articolerà in due sessioni: la prima sulla realtà penitenziaria, il sovraffollamento e le condizioni di vita dei detenuti; la seconda sull’efficacia delle pene alternative e della giustizia riparativa, con attenzione alle esperienze di reinserimento sociale. Le conclusioni saranno affidate alla deputata Debora Serracchiani, responsabile giustizia della segreteria nazionale del Pd.









