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Avvenire, 22 aprile 2021

 

Perché il carcere non sia la fine, ma un nuovo inizio. Perché il carcere sia un luogo di vita e non la fine delle emozioni e dei sentimenti. Perché il carcere sia un luogo di riscatto, che rimette in gioco. Perché il carcere sia una possibilità. Questo, e molto altro, è stato alla base del convegno organizzato tra gli altri dal Csi Modena all'interno della Rete-Studio-Carcere, un'iniziativa nata da un gruppo di persone e di associazioni legate alle strutture penitenziarie di Modena e Castelfranco Emilia.

Un pomeriggio di profonde riflessioni, con quasi duecento persone collegate da tutta Italia, per ascoltare parole che hanno portato soprattutto esempi pratici, veri e concreti di quanto si sta già facendo in provincia di Modena, tra la casa circondariale Sant'Anna di Modena e la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia. Un'attenzione particolare è stata prestata al tema delle opportunità lavorative dentro e fuori il carcere, per rendere il carcere più utile a tutti.

Le domande in partenza erano "Come favorire la creazione di linee produttive all'interno delle mura carcerarie, gestite da soggetti esterni?" "Come avviare una rete di aziende e soggetti produttivi della città con una logica di responsabilità sociale di impresa?" "Come privilegiare la formazione professionalizzante e l'orientamento al lavoro anche nella fase della detenzione?" Dopo l'introduzione di don Paolo Boschini, responsabile della consulta diocesana per la cultura, si sono susseguiti interventi di autorità, associazioni e aziende, per descrivere quello scambio sociale e culturale che alla base di un progetto che porti lavoro, e quindi speranza e futuro, a chi si trova in una situazione complessa come quella della detenzione.

"Perché la realtà - come ha detto Maria Martone, direttrice della casa di reclusione di Castelfranco Emilia - è molto semplice: il carcere non può essere una prerogativa solo dell'amministrazione penitenziaria, dobbiamo creare un ponte con il territorio, implementare la formazione professionale e le attività lavorative perché attraverso processi di inserimento seri, che non possono prescindere dal lavoro, si crea anche più sicurezza sociale".

Si creano rapporti, non muri. E da una parola scambiata con una persona conosciuta durante il volontariato in carcere, può nascere un contratto di lavoro. È stato così per Alecrim di Maranello, che con Ecobi si occupa di ambiente, isole ecologiche, manutenzione del verde e raccolta differenziata. Solo un esempio di quanto si possa fare per tradurre in pratica un valore come quello del riscatto sociale.