di Annalisa Servadei
modenatoday.it, 5 novembre 2024
Tortellini? Si, ma fatti in carcere: i detenuti producono pasta fresca per la reintegrazione e la tradizione. Nel carcere Sant’Anna di Modena, un laboratorio di pasta fresca offre ai detenuti formazione e reinserimento, promuovendo qualità e tradizione locale. Pietro, Said, Edmund e Samuel sono i nomi di fantasia dietro ai volti di quattro detenuti della casa circondariale Sant’Anna di Modena, impegnati nella produzione di pasta fresca fatta a mano grazie a un progetto di reinserimento sociale avviato dalla cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera. Attivo dallo scorso 2 maggio e ufficialmente inaugurato oggi, il laboratorio gastronomico è guidato dalla direttrice di Eortè, Valentina Pepe, e supervisionato dallo chef Rino Duca, che ha formato i protetti nelle tecniche di preparazione della pasta fresca “Chiudono i tortellini come le nostre rezdore”.
Il progetto, realizzato in convenzione con il carcere e sostenuto da varie istituzioni locali, punta a offrire ai detenuti un’opportunità concreta di apprendere un mestiere, riducendo così i rischi di recidiva e favorendo la riabilitazione. “Lavorare li aiuta a sviluppare competenze e autostima, elementi cruciali per un futuro inserimento sociale,” dichiara Pepe, spiegando che, entro novembre, altri due detenuti saranno assunti part-time e nuove postazioni di lavoro saranno create nel 2025.
Nel laboratorio, i detenuti utilizzano materie prime locali, incluse le verdure dell’orto del carcere, e producono settimanalmente circa 120 kg di pasta ripiena (tortellini, tortelloni, tortelli e tortellacci) e 150 kg di prodotti da forno. La qualità dei prodotti ha già attratto vari clienti, tra cui i Gruppi di Acquisto Solidale (Gas) di Modena, empori solidali, aziende come Tetrapak, e il mercato contadino di Carpi. Nei prossimi mesi, la cooperativa intende ampliare la rete commerciale a ristoranti e gastronomia locali.
Pepe sottolinea che il lavoro offre ai detenuti una piccola autonomia economica e un contributo alle spese di detenzione, restituendo valore all’articolo 27 della Costituzione, che promuove la funzione rieducativa della pena. Eortè si dice fiduciosa del valore di questa iniziativa, che rappresenta un ponte tra il carcere e la comunità, a beneficio non solo dei detenuti ma della società nel suo complesso.











