di Giorgia De Cupertinis
Il Resto del Carlino, 17 agosto 2024
Al Sant’Anna gli under 25 rappresentano l’8,9% sul totale mentre alla casa di reclusione di Castelfranco il 3,6%. Cavalieri: “Nei casi possibili, è necessario individuare contesti domiciliari e misure diverse dalla reclusione”. Sembra apparire sempre più nebuloso il futuro al di là delle sbarre. Perché se il Garante dei detenuti aveva già manutenuto alta la guardia sul sovraffollamento delle carceri - tanto nella nostra città quanto nel territorio regionale - questo fenomeno non è il solo su cui, necessariamente, mantenere “i riflettori accesi”.
Dopo un Ferragosto trascorso insieme ai detenuti del Sant’Anna e della casa di reclusione a Castelfranco (“ho parlato con loro dalle nove del mattino fino alle 17, un colloquio dopo l’altro”) a riaffiorare, ancora una volta, come “matrice” principale dei problemi è la difficoltà di mettere “a fuoco” le prospettive di futuro dei detenuti. “Dalla reperibilità di un lavoro grazie al quale poter godere di alcuni benefici fino alla possibilità di trovare un domicilio per il fine pena - entra nel dettaglio il Garante regionale, Roberto Cavalieri -. Oggi infatti è ancor più dominante la preoccupazione riguardo il loro domani piuttosto che le condizioni di disagio che si riscontrano nel presente”.
Una situazione che mette in difficoltà soprattutto le detenute donne, che a Modena, ormai da tempo, “non possono più lavorare all’esterno - spiega - Anche per questo è in corso un dialogo con l’amministrazione affinché a settembre si possa superare questo problema. Un detenuto non può pagare un’inefficienza del carcere”.
Poi, a essere ‘risfogliato’ è anche il capitolo sovraffollamento. Un tema questo, ormai tristemente noto: se i posti regolamentari nel carcere di Sant’Anna sono 372, i detenuti presenti risultano invece essere 538. Così come risulta altissima anche la percentuale dei giovani adulti presenti (cioè dai 18 ai 24 anni). A Modena rappresentano l’8,9% sul totale (48) mentre nella casa di reclusione di Castelfranco il 3,6% (4).
“Spesso - spiega il Garante regionale - si tratta di persone che non hanno un domicilio dove attendere le decisioni del giudice appena commesso il reato oppure, nonostante le condanne brevi, non hanno progetti di inserimento tali da evitare il passaggio in carcere. Per questo - conclude Cavalieri - mi sono rivolto agli assessori al Welfare e alle Procure affinché valutino possibili collaborazioni come la messa a disposizione di domicili e progetti, che, dove possibile, scongiurino la carcerazione”.
“Il fenomeno della carcerazione dei giovani adulti porta alla gestione, con i limitati mezzi a disposizione delle direzioni degli istituti detentivi, di questa minoranza, sempre più significativa, in contesti di adulti e con una cronica carenza di opportunità formative, scolastiche e lavorative rischiando così, per sopravvivenza, di identificarsi nelle logiche della vita detentiva peggiorando, molto spesso, il loro destino - conclude -. Sarebbe infatti importante valutare possibili collaborazioni finalizzate a individuare nei casi della custodia cautelare e dell’esecuzione di pene con durata inferiore ai quattro anni e per reati non ostativi forme di accoglienza che possano mettere a disposizione idonei contesti domiciliari e progetti di inserimento, e che possano assicurare alle Procure le necessarie cautele, da dedicare ai giovani adulti quale possibilità che eviti la loro conduzione in carcere”.









